mercoledì 19 ottobre 2011

Il cannone borbonico di Livorno


Il cannone di marina napoletana presso il Palazzo dei Bottini dell’Olio - Livorno

Premesse

In Italia esistono ancora vari esemplari di artiglierie in ghisa di marina napoletana di fine Settecento. Vari sono come già detto in altra occasioni, i luoghi in cui sono osservabili, in modo particolare a Napoli (Castel Sant’Elmo e il Palazzo dell’Ammiragliato) a Procida (belvedere), a Ustica (fortezza), a Messina (lungomare), Palermo (Arsenale di Palermo-Museo del Mare e palazzo dei Normanni presso all’ingresso del Comando Regione Militare Sud dell’Esercito).

Quindi reperti che attestano le capacità belliche di una Marina di tutto rispetto come quella borbonica, tra le poche in grado di poter commissionare artiglierie di tal genere in grandi quantità.
Si premette che il luogo di fusione di un pezzo d’artiglieria non corrispondeva necessariamente alla sua nazionalità, poiché l’importazione da altri Stati era già da tempo piuttosto comune. I maggiori produttori ed esportatori erano l’Inghilterra, che fabbricava o rifondeva artiglierie testandole presso Moorfield, Woolwich, Salisbury, Chelsea e in altri luoghi, e la Svezia, le cui più famose fonderie erano quelle di Julita e Stavsjö, e altre fonderie come quelle di Navekvarn, Ackers, Bram-Ekeby, Fada, Huseby, Svarta, Halleforts, Ehrendal, ognuna delle quali poteva produrre fino a 150 tonnellate di cannoni in ferro all’anno.

Nel 1748 esistevano in Svezia ben 496 diverse fonderie. Il primato svedese in tema di produzione di artiglierie non era casuale, ma dovuto alla presenza di abbondanti depositi di minerali di rame, stagno e ferro, alle foreste da cui trarre carbone e legna, nonché ai numerosi corsi d’acqua per il trasporto dei materiali e la produzione di energia idraulica. La Svezia era infatti il regno che maggiormente soddisfaceva la domanda di artiglierie in Europa.


Luogo di fusione, stemmi, date, marchi e design.

Alla categoria dei cannoni navali succitati, appartiene anche quello conservato presso il Palazzo dei Bottini dell’Olio a Livorno. Premettendo che marchi, date di fusione e monogrammi reali, costituiscono gli indizi basilari per il riconoscimento nell’immediato di un pezzo di artiglieria d’epoca, e così come è avvenuto per gli altri cannoni di uguale fattura, risulta facile l’identificazione del pezzo in questione, per via dello stemma posto tipicamente tra il primo e il secondo rinforzo di culatta.
Lo stemma si compone di una corona reale borbonica con àncora sormontata dall’evidente monogramma “FR”, quindi Ferdinando Rex, ovvero Ferdinando IV di Napoli, re di Sicilia dal 1759 al 1816 con il nome di Ferdinando III, nonché Ferdinando I delle Due Sicilie dal 1816 al 1825.

Sotto lo stemma si nota la data di fusione (1782), riportata anche sull’orecchione sinistro. Le diverse date di fusione riscontrate sui vari pezzi rilevati, si rifanno al progetto (Napoli 1780) di istituire una grande flotta di navi e le successive produzioni dei cannoni in base al varo delle navi. Le artiglierie di questo tipo facevano infatti parte a seconda dei calibri (36, 24, 18, 12 libbre napoletane, ecc), dell’armamento dei vascelli, fregate e corvette.
L’orecchione destro, di cui al momento non si dispone di immagini, dovrebbe riportare il classico marchio di fusione AB, che indica la fonderia svedese Akers Bruk (o Stickebruk). La fusione dei pezzi borbonici di fine Settecento fu non a caso commissionata in Svezia, a causa della scarsa qualità del “ferro del regno”. Infatti dal 1772 nacquero negoziati per la fusione e l’acquisto di artiglierie in Svezia. Di conseguenza partirono varie commissioni di artiglierie in sostituzione di quelle ormai obsolete e decrepite.

Il design del cannone evidenzia una tipologia di artiglieria navale sobria, con forme massicce e poco slanciate per facilitare la manovra sulle navi e quindi dotata di grossi spessori e culatte allo scopo di resistere alle fortissime pressioni esercitate dallo scoppio delle cariche, utili ad assicurare le prestazioni ottimali contro le navi nemiche, la cui progettazione era parecchio migliorata rispetto ai primi anni del secolo.
In conclusione, per poter determinare la potenza del cannone è bene innanzitutto considerare che essa è data dal peso della palla in uso, avente diametro logicamente minore dell’alesaggio, poiché il vento o spazio vuoto è uguale alla differenza tra diametro della palla e diametro della volata. E’ di conseguenza necessario conoscere la libbra in uso al regno borbonico, poiché ogni regno adottava la propria.

Quindi si dovrebbe pesare il pezzo e misurarne la lunghezza totale dal bottone di culatta alla gioia (il bottone risulta quasi del tutto consunto rimanendo il collo), l’alesaggio, tenendo conto che la misura potrebbe essere fuorviante a causa della sventatura della bocca e delle cattive condizioni dell’anima (da misurare in calibri). Quindi è opportuno misurare anche la lunghezza e le circonferenze dei rinforzi, i diametri e le circonferenze degli orecchioni e della culatta in modo particolare.
Nel frattempo sarebbe utile risalire alla storia del reperto, considerato il probabile riuso come bitta da ormeggio, provvedendo anche alla valorizzazione e la più consona sistemazione su una riproduzione di affusto alla marina dell’epoca.

Armando Donato - Responsabile Comitati Due Sicilie sez. Messina
Si ringraziano Gianpiero Vaccaro e Claudio Pardini

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martedì 18 ottobre 2011

Resoconto 1° Raduno duosiciliano di Palermo



Sabato 16 ottobre 2011 sarà ricordata come una data storica per il movimento borbonico e duosiciliano di Palermo, almeno per me, perchè ho avuto l'occasione di trovare tanti nuovi amici finora conosciuti solo telematicamente, che di presenza hanno confermato di essere delle persone degne di stima. Senza dimenticare i vecchi amici, che hanno voluto confermare il loro impegno venendo da altre parti della Sicilia ed accollandosi parecchie ore di viaggio.

Il 1° Raduno Borbonico della Sicilia è stato fortemente voluto dal sottoscritto e da Linda Cottone per rispondere alle forti esigenze che il capoluogo siciliano, aveva di ritrovare la propria dignità storica perduta ed alle tante richieste di amici palermitani che volevano dare il proprio contributo alle Due Sicilie.

Per quel che mi riguarda la manifestazione non poteva riuscire meglio, la formazione e la coagulazione di uno zoccolo duro duosiciliano nella seconda capitale del Regno, può dirsi finalmente realtà.E sono sicuro che porterà buoni frutti e magari il prossimo anno si potrà fare una replica....

Ringrazio tutti i partecipanti (scusandomi in anticipo per i nomi che non ricordo) tra cui Carlo Martino, Armando Donato(con Valentina al seguito) e Salvo Merito, rispettivamente responsabili provinciali dei CDS di Palermo, Messina e Catania, Euranio La Spisa, Savio Parrinello, Francesco Paci, Gianluca Marco Adamo, Fabio Lombardo, Pino Marinelli(con figlia), Giovanni Maduli, Antonio Ciano, Nino Sala, Gian Marco Ambra, Placido Altimari(con moglie), Francesco Coscia, Rosario Sferruzza.

Dopo il raduno è opportuno ricordare che presso la chiesa di Santa Maria La Nova vi è stata un messa solenne in onore dei caduti del Risorgimento, oltre che la visita all'Arsenale Borbonico, vero orgoglio duosiciliano, che ospita un museo con tutte le eccellenze navali e militari del Regno delle Due Sicilie e non solo.
In realtà, l'arsenale è stato costruito nel '600, ovvero nel periodo spagnolo, ma il Direttore ci ha spiegato che l'aggettivo "borbonico" gli è stato dato proprio perchè in quel periodo raggiunse il massimo grado di sviluppo.

Purtroppo come spesso accade in Sicilia, complice la mancanza cronica dei fondi e l'assoluta inadeguatezza delle Sovrintendenze, alcuni oggetti e mi riferisco ai cannoni non erano stati periziati correttamente come è stato fatto notare da Armando Donato al pur valente Direttore, il quale ha dovuto ammettere che le artiglierie erano di marina e non di terra come invece era stato spiegato.

A coronare la lunga giornata una conferenza sull'evento tenutasi nel cuore della vecchia "Vucciria"

Grazie a tutti ed arrivederci presto.
Davide Cristaldi


IL LINK CON LE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE

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giovedì 8 settembre 2011

La stazione telegrafica borbonica del Forte di Capo Passero


Sezione della carta delle linee telegrafiche duosiciliane

Imbattendomi casualmente sul sito Fortedicapopassero.it curato dal Dr. Antonello Capodicasa e con il quale mi sono poi intrattenuto in una piacevole telefonata, ho notato che alla ricca descrizione storica del monumento manca la parte in cui esso ebbe la funzione di telegrafo ottico (1816-1861) durante il Regno delle Due Sicilie.

La stazione di Capo Passero, per la sua posizione strategica fu adibita alle "scoverte di mare" ovvero alla segnalazione descrittiva di tutti i navigli che passavano dal Capo oltre che alle comunicazioni con i legni della Real Marina.


Telegrafo ottico modello "Depillon" - foto Salvo Carreca

Il telegrafo di Capo Passero (modello Depillon a 3 braccia) era collegato visivamente
alla stazione posta al Lido di Noto (presso la Colonna Pizzuta, che dalla terrazza del Forte è certamente visibile) ed era fonte di messaggi per tutto il Regno delle Due Sicilie.

Il telegrafo del Forte, oltre ad essere ben segnato nella "Carta indicante le linee telegrafiche del Regno delle Due Sicilie - G.Arena - 1860" viene citato in altri documenti d'epoca come si evince dall'immagine successiva (1).




Davide Cristaldi


(1) Guida statistica su la Sicilia e sue isole adjacenti, F.Arancio, 1844, Palermo, pp.43

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L'Aquila del Castello di Randazzo



Il 5 settembre 2011 è stata consegnata gratuitamente alla Soprintendenza per i beni culturali di Catania e al Museo Archeologico di Randazzo presso il Castello, la perizia compresa di ricostruzione digitale dell'aquila che sovrastra il portale di ingresso del castello-carcere di Randazzo.

Sopra il portone d’ingresso del Castello-Carcere di Randazzo, oggi museo archeologico “Paolo Vigliasindi”, sono presenti i resti di un’aquila di pietra in altorilievo. In particolar modo la scultura è mancante (rispetto all’osservatore) di parte della zampa sinistra, parte dell’ala destra e della testa oltre che di un altro elemento architettonico (Toson d’oro) che scopriremo più appresso, la cui mancanza si nota dal buco presente nella parte alta della coda.

Inoltre risultano completamente illeggibili le armi che componevano lo stemma sul petto dell’aquila.
Fortunatamente la lapide posta sotto l’aquila è ancora integra e grazie alle informazioni storiche in essa contenuta è stato possibile ricostruire digitalmente i blasoni e le armi, oltre che l’ordine cavalleresco, ornanti il regale volatile...

Scarica qui il PDF completo della pubblicazione

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mercoledì 7 settembre 2011

FRATELLI D'ITALIA DOV'E' LA VITTORIA di Eliana Esposito



..E se scoprissimo che la Storia che ci hanno raccontato per 150 anni non fosse proprio veritiera? e se scoprissimo che gli eroi che ci hanno fatto sempre osannare non fossero così eroi?..

Uno spettacolo di Eliana Esposito con la collaborazione dei Comitati Due Sicilie.

Lo spettacolo, la cui regia è curata dalla stessa autrice, è articolato come un processo "surreale", che vede passare sul banco degli imputati o dei testimoni, a seconda del caso, i Grandi della Storia i quali, a quanto ci è stato sempre insegnato, avrebbero fatto l’Unità d’Italia. Ma fu tutto oro quello che brillò? Bisogna capire. Se, come dice Arrigo Petacco, "in guerra la prima vittima è sempre la verità" in quella del Risorgimento deve essersi verificata un’anomalia forse unica al mondo: la storia cominciò ad essere scritta prima ancora che la guerra cominciasse.

Bisogna allora mettere un po’ d’ordine e fare un po’ di chiarezza perché "la verità è l’unica cosa che può fare gli italiani! La verità unisce"! Ed a questo mira l’autrice ricostruendo un processo "storiografico" basato su documenti dell’epoca da lei ricercati ed analizzati con certosina pazienza. Ecco sfilare sul palco Enrico Cialdini, Vittorio Emanuele II, Ferdinando II di Borbone, Giuseppe Garibaldi, Francesco Crispi, Francesco II di Borbone, Maria Sofia di Borbone, Cavour, interrogati e giudicati sia dalla Giustizia " da tribunale" rappresentata da avvocati e magistrato e sia da quella "popolare" rappresentata dalla donna delle pulizie. Dodici gli attori in scena, Gabriele Arena, Fiorenza Barbagallo, Nanni Battista, Giuseppe Calaciura, Cosimo Coltraro, Gianpaolo Costantino, Raffaella Esposito, Iolanda Fichera, Saro Pizzuto, Emanuele Puglia, Silvio Salinari e Sabrina Tellico, chiamati a rappresentare l’identità, la dignità, i lutti, la storia del popolo del meridione.


Lo spettacolo andrà in scena presso CORTILE PLATAMONE - via Landolina, 5 - Catania, giorno 15 settembre alle ore 21:00

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1° Raduno dei duosiciliani e borbonici di Sicilia



Il Comitato Due Sicilie è lieto di annunciare che domenica 16 ottobre 2011 a Palermo, si svolgerà il 1° Raduno dei duosiciliani e borbonici di Sicilia.
L'evento, che vede la nostra Associazione tra gli organizzatori, è stato fortemente voluto da molte persone che in Sicilia erano alla ricerca di una base comune con cui condividere la passione identitaria per le Due Sicilie e per la storia borbonica.

L'appuntamento è a Palermo alle ore 09:30 presso l'Arsenale Borbonico che ospita un museo contentente vari pezzi di artiglieria borbonica (ingresso 2 euro)
Seguirà la visita a Palazzo Reale.

Alle 11:30 Santa Messa in onore delle vittime meridionali del Risorgimento, presso la Chiesa di Santa Maria La Nova

Dopo la messa, i partecipanti si daranno appuntamento presso l'attigua Piazza San Domenico, dove è prevista una sbandierata di vessilli borbonici ed un banchetto di volantinaggio.

Alla fine del pranzo conviviale, previsto per le 13:30, si terrà una conferenza presso il locale Ex Coccodrillo alla Vucciria, sito in Via Argenteria Vecchia, seguiranno dibattiti e videoproiezioni.
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Messina/Nasce l'associazione Culturale "Virtus et sapientia"



Il Centro di Studi Storici e Promozione Culturale "Virtus et sapientia" è un'associazione nata da un'idea di Antonino Teramo ed Armando Donato, già responsabile del CDS-Messina e vicepresidente regionale, ed opera in partnership con i Comitati Due Sicilie.

Lo scopo è quello di incentivare il turismo culturale e di valorizzare le risorse culturali e paesaggistiche di Messina e della sua Provincia utilizzando a pieno titolo le professionalità dei soci e di quanti si prefiggano gli stessi obiettivi e siano disposti a collaborare.

La cultura, intesa come risorsa, non è sfruttata dal settore pubblico per creare occupazione e tutelare i resti del passato. Per questo è necessario un impegno concreto di chi ha le competenze per riempire il vuoto di idee e di azioni in questo settore importantissimo che non può essere assolutamente trascurato.

Il nome dell'Associazione contiene un invito alla correttezza morale: la sapienza, intesa come conoscenza nella continua ricerca della verità, deve essere accompagnata dalle virtù per poter essere davvero completa.
Nella simbologia del logo, rappresentato in uno scudo araldico, sono concentrate tutte le intenzioni appena espresse.

Nello specifico, l’Associazione ha come obiettivo lo sviluppo, la diffusione e l’organizzazione di attività culturali comprese quelle escursionistiche, didattiche e ricreative che concorrono a favorire lo sviluppo della cultura storica, della valorizzazione del territorio e della difesa dell’ambiente.
In particolar modo l’Associazione vuole:

-promuovere lo sviluppo del turismo culturale e la valorizzazione storico culturale del territorio di Messina e della sua Provincia attraverso la proposta di idee e mediante iniziative concrete;

-incentivare l’investimento di risorse materiali e umane per il turismo culturale;

- promuovere la cultura in ogni suo aspetto, compresa la lingua italiana ed il dialetto siciliano, le tradizioni religiose, le tradizioni popolari, la musica, l’arte, le tradizioni culinarie;

- valorizzare e conservare ma anche produrre cultura mediante l’organizzazione o la partecipazioni a convegni, seminari, corsi, incontri, escursioni, mostre e tutto quanto sia utile alla realizzazione delle finalità sociali;

- promuovere e favorire lo sviluppo dell’ escursionismo nel suo complesso, ovvero le attività relative alle visite guidate, manifestazioni escursionistiche, sentieristica, trekking, nel rispetto della natura e delle tradizioni locali, promuovendo tutto quanto necessario per assicurare l’informazione e la divulgazione;

- in modo particolare si occuperà dello studio e della valorizzazione di appositi percorsi dall’elevato contenuto storico, ricchi di testimonianze e vestigia ancora esistenti;

- effettuare studi e ricerche storiche in tutti i settori: storia e achitettura militare, araldica, numismatica e tutti gli ambiti della ricerca storica che sono utili al raggiungimento dei fini sociali;

- curare la pubblicazione di notiziari, riviste, bollettini, guide, mappe e ogni altro materiale anche in forma digitale e tramite internet, destinato a divulgare la conoscenza del territorio, dell’ambiente, dell’escursionismo e del patrimonio storico di Messina e Provincia;

- collaborare con enti e associazioni operanti nel settore culturale, storico militare e della rievocazione storica;

- gestire e procedere alla manutenzione di immobili storici, sentieri, rifugi, manufatti, e attrezzature varie e quanto attinente alla realizzazione degli scopi dell’Associazione.

Il sito internet dell’Associazione “Virtus et sapientia”, si trova all’indirizzo: http://vesmessina.altervista.org

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