venerdì 20 giugno 2008

Beppe Grillo il mondialista



Oggi dopo tanto tempo sono tornato a leggere il sito di Grillo, ho trovato sempre i soliti temi: Berlusconi di qua, il Nano di lì, ma per chi è abituato a conoscere il politico (ormai possiamo chiamarlo così) genovese ormai non dovrebbe stupirsi più di tanto.

Quello che invece mi ha colpito e parecchio è stata la completa assenza di un post sull'argomento che ha tenuto banco in questi giorni su tutti i siti, i blog di Internet, soprattuto quelli che si occupano di disinformazione ed identità territoriali: Il "NO" al Trattato di Lisbona da parte dell'Irlanda...

Tale notizia non sarebbe di certo sfuggita al Grillo di qualche anno fa, ne avrebbe parlato e riparlato per giorni e giorni, invece nulla...il silenzio più assoluto!

Ma al peggio non c'è mai fine e così la neo-nata coppia "Grillo-Travaglio" viene continuamente pubblicata sui giornali come la Repubblica e l'Unità, quotidiani non certo di sinistra....ma molto allineati all'europeismo di Napolitano....e dei banchieri.

Il sospetto mi è venuto forte e non credo solo a me, vuoi vedere che il Grillo è stato assoldato dai mondialisti?

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mercoledì 11 giugno 2008

Il telegrafo ottico borbonico di Riposto(CT) "Punta d'Olmo"


Mappa delle linee telegrafiche del Regno delle Due Sicilie - sezione della Sicilia

Sui libri di scuola si legge tutt'oggi che il Regno delle Due Sicilie era una nazione oscurantista, arretrata e illiberale, un paese dove le poche risorse economiche provenivano dall'agricoltura sempre osteggiata dal peggiore dei feudalesimi baronali, mentre l'istruzione pubblica era praticamente inesistente al contrario della polizia borbonica, la quale reprimeva in maniera feroce ogni minimo gesto di ribellione.

Un bel quadretto non c'è che dire, peccato che è tutto assolutamente falso e le prove sono sotto gli occhi di tutti, a volte ci abitiamo dentro, a volte ci preghiamo, a volte ci andiamo a lavorare, si tratta delle innumerevoli infrastrutture che i Borbone ci hanno lasciato e tra queste si erge la meravigliosa "Rete telegrafica del Regno delle Due Sicilie".

Grazie al rinvenimento di un antica mappa "indicante le linee telegrafiche nel Regno delle Due Sicilie" risalente al 1860, ci siamo resi conto che il Sud Italia aveva una rete di telecomunicazioni veramente imponente.

Nella sola Sicilia erano presenti più di 100 stazioni telegrafiche elettriche(linee e punti rossi) che collegavano in maniera capillare tutte le citta più importanti.


Telegrafo ottico modello "Depillon"

A supporto del telegrafo elettrico, vi era un sistema di comunicazione utilizzato per le comunicazioni costiere, il cosiddetto telegrafo ottico o visuale, un invenzione di fine '700 dell'abate francese "Chappe" che nel Regno delle Due Sicilie però aveva ceduto il posto alla sua variante denominata "Depillon"

Ma un altro indizio che dice parecchio sullo stato di avanzamento della tecnica nel Regno, ce lo da ancora la cartina telegrafica della Sicilia, le due linee rosse che attraversano il Canale di Sicilia rappresentano i cavi telegrafici sottomarini che collegavano la Sicilia, tramite Marsala e Pozzallo, a Malta.
Un altra linea sottomarina, non visibile dalla mappa siciliana, collega la città di Otranto a Valona, e dalla città albanese proseguiva la linea aerea per Costantinopoli (Instanbul)
Durante il Regno delle Due Sicilie possedevamo dunque anche la tecnologia per la posa dei cavi nelle profondità dei mari.



La zona in cui doveva trovarsi il telegrafo ottico "Punta D'Olmo" a sud di Torre Archirafi.

N.B. Durante mie precedenti ricerche era stato erroneamente ipotizzato che il telegrafo fosse situato presso una vecchia casa con un terrazzo a mo di torretta in Contrada Gancia, dove era stato rinvenuto un capisaldo trigonometrico dell'Istituto Idrografico della Marina Militare  con la scritta("Vietato rimuovere legge 1936") tuttavia nuovi studi, pubblicati sul mio libro "La Torre di Archirafi e le difese della Contea di Mascali" fanno propendere per la zona di Villa Calanna che si trova poche centinaia di metri più a nord. Nel mio libro si trova peraltro lo stato dell'arte della ricerca sul telegrafo di Punta d'Olmo.

Questo mio iniziale errore purtroppo si è propagato su altri siti web e su Google Map:

https://fondoambiente.it/luoghi/telegrafo-borbonico-di-punta-d-olmo

http://wikimapia.org/30554181/it/Torretta-telegrafo-borbonico-di-Punta-d-Olmo

https://www.google.com/maps/search/Strada%20IV%20Femmina%20Morta,%20163B,%20RIPOSTO,%20CT


Un'altro fattore che mi ha colpito positivamente è stata la precisione con cui la mappa telegrafica è stata disegnata, che non sfigura accanto alle moderne cartine geografiche computerizzate, ma soprattutto l'uso del colore (azzurro, rosso e nero) assolutamente una rarità per l' 800, che ne fa un oggetto molto pregiato, soprattutto se confrontato con le cartine simili degli altri stati pre-unitari, poco dettagliate e sempre monocromatiche.

Alla data di marzo 2024 non è stato ancora possibile effettuare un sopralluogo nella zona che risulta proprietà privata (villa Calanna)

Davide Cristaldi, Francesco Rodolico

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mercoledì 4 giugno 2008

Le tre statue borboniche di Catania

Statua di Francesco I di Borbone

Tra i maestri scultori che la città di Catania ha l'orgoglio di aver dato i natali, è notevole la figura di Antonio Calì (1789-1868) l'allievo oltre che l'erede dell'immortale scultore Antonio Canova (1757-1822) venuto a mancare prima di poter ultimare il maestoso monumento a Ferdinando di Borbone sul cavallo, che spicca dal centro di Piazza Plebiscito a Napoli e che fu ultimato, come ci raccontano i documenti d'epoca, proprio  dal nostro Calì.

Antonio nacque il 17 novembre 1789 a Napoli, durante uno dei viaggi di lavoro del padre, Andrea Cali, catanese, anch'esso apprezzato scultore. Studiò prima a Napoli e poi a Roma, approfittando di una borsa di studio concessa dal governo.
A Calì viene attribuita la paternità delle 3 statue, che si trovano nella città di Catania, e sono quelle di: Ferdinando I, Ferdinando II, e Francesco I di Borbone.
Altre statue del Calì dedicate ai sovrani borbonici, furono poste all'interno del Palazzo dei Ministeri di Stato a Napoli.

Tra le varie imprese del Cali, vi è la fondazione del Museo presso il Palazzo Biscari.

Come era: Ferdinando I (foto di Claudia Campese)


Come è: Ferdinando I di Borbone, via Dusmet

FERDINANDO I - La statua di marmo, alta più di tre metri mostra il re borbonico in abiti di corte con un ampio mantello rifinito sul retro da fiordalisi(abito cerimoniale di Gran Maestro dell'Ordine di San Gennaro). Nella mano destra porta un oggetto spezzato, in origine uno scettro. Nel 1860 le truppe garibaldine invasero l'isola e seguirono l'abbattimento e la decapitazione della statua del sovrano, reazione di fanatismo antiborbonico legata agli eventi rivoluzionari.La testa non fu mai più trovata, mentre la statua acefala fu conservata per un secolo nel magazzini municipali e ricollocata di fronte alla facciata est di Palazzo Biscari nel 1964.
La statua avrebbe dovuto farsi nel 1819 ma  il sovrano, che aveva promosso Catania ad Intendenza,  rifiutò la proposta dal decurionato catanese a causa del periodo economico sfavorevole (il regno delle Due Sicilie aveva subito l'invasione napoleonica)
La statua fu eretta solamente il 12 gennaio 1853, e posta originariamente nel Largo San Francesco, nel centro storico di Catania.

Come era: Francesco I (foto di Claudia Campese)


Come è: Francesco I di Borbone, Villa Pacini

FRANCESCO I - L'altezza della statua è di palmi 11 e mezzo, più di 3 metri.Originariamente si trovava in Piazza Università e fu innalzata il 14 aprile 1833.

Ecco una descrizione dell'epoca, fatta da Lionardo Vigo sulla statua, attualmente posta all'interno dei giardini di Villa Bellini:

"...vestir semplicissimo antico, nude braccia, gambe, ginocchio, testa, coverto il dorso di pallio, che un' armilla ferma sul destro omero, il petto di corazza merlata, di cui sotto una tonicella mezzo gli vela le cosce, e i piedi di coturno.."

Ed ancora:
"...il protendere la [mano] destra allungandola distesa con liberale atto, l'appoggiare il manco braccio, con cui impugna lo scettro, sopra un' erma di Pallade sorgente a lui di costa, tenendo immota la mancina gamba..."

"...L'armatura, che veste il monarca, è lavorata con massima perfezione: ma perché sulla corazza scolpire due ippogrifi invece dell' aquila siciliana?Se il Cali fosse stato guidato da sperti uomini, ne' 15 merli della corazza posto avrebbe simboli leggiadrissimi e di storica significanza..."


     Come era: Ferdinando II (foto di Claudia Campese)


     Come è: Ferdinando II, villa Pacini

FERDINANDO II - Posta in origine a Piazza Stesicoro, nel punto esatto dove oggi sorge il monumento a Vincenzo Bellini, fu eretta  nell'ottobre 1842, il re è sempre rappresentato in abiti classici ed appoggia la mano sinistra sulla poppa di una nave, a ricordo della costruzione del molo di Catania (1837) avvenuto per regio assenso. La mano destra oggi spezzata, in origine impugnava lo scettro, il progetto prevedeva un altezza di palmi 12.

Davide Cristaldi
Claudia Campese

 Le tre statue del Calì, descritte dal Cav. Agatino Longo, 1853

Giornale di Scienze Lettere ed Arti per la Sicilia - diretto dal Bar. Vincenzo Mortillaro - Anno 13 . Vol 49 - Palermo - anno 1835 - PAG. 277

I Borbone in Sicilia 1734-1860, a cura di Enrico Iachello
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mercoledì 28 maggio 2008

240° ANNIVERSARIO NOZZE DI MARIA CAROLINA E FERDINANDO DI BORBONE



Si è svolta come da programma la commemorazione del 240° anniversario delle nozze di Maria Carolina, regina del Regno delle Due Sicilie, con Ferdinando di Borbone.

In occasione della ricorrenza è stato affisso un manifesto a ricordo di tale evento e sono stati depositati un mazzo di gigli in via Carolina, all'angolo di Corso Italia.

Via Carolina è molto importante per Giarre, perchè è la ex via principale, infatti come Via Callipoli, taglia in due la nostra città. In occasione delle nozze tra Ferdinando I di Borbone e Maria Carolina d'Asburgo, i giarresi vollero dimostrare il loro affetto nei confronti dei sovrani, dedicando loro questa antica arteria.

E' proprio dalla fine del XVIII° secolo , in pieno periodo borbonico, che inizia il boom economico di Giarre, che finirà in concomitanza con l'Unità d'Italia, periodo in cui iniziò una lenta ma inesorabile decadenza che perdura ancora oggi...

L'inziativa è stata organizzata dai compatrioti Emanuele Vitale, Elisa Cristaldi, Rosario e Francesco Rodolico, Luca Barrese, Maria Indelicato.
















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venerdì 23 maggio 2008

Visita e commemorazione a Fenestrelle(TO), il lager dei Savoja.


In provincia di Torino, su quelle alpi che hanno reso famose località turistiche come Sestrière e Pinerolo, esiste un'immensa fortezza che si estende per centinaia di metri sia in altezza che in lunghezza.

Chi si reca da quelle parti, difficilmente sospetterebbe che all'interno di quelle mura si verificarono delle atrocità che, anticiparono di parecchi decenni, cio che avvenne nei campi di concentramento nazisti...



Un po di storia...

Le palle al piede, i ceppi e le catene, con il finire del XIX secolo,
diventano
solo un ricordo drammatico del vecchio carcere duro del regno
sardo. Oggi da più parti si ricorda il periodo in cui la fortezza divenne un
campo di concentramento per truppe borboniche e papaline. Recenti ricerche
sottolineano le pessime condizioni in cui nel 1861 questi militari furono
«ospitati» a Fenestrelle: laceri e poco nutriti era usuale vederli
appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i
timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di
altri climi mediterranei.
E’ noto un tentativo di ribellione ideato dai reclusi, piano sventato quasi per
caso dalle autorità piemontesi.

(tratto dal sito ufficiale del Forte di fenestrelle)


II ruolo di prigione di stato è stata la principale caratteristica di questa fortezza per molti anni: sia sotto la dominazione napoleonica che, in seguito, sabauda. Molti furono i sacerdoti e i nobili che vi vennero duramente incarcerati per motivi politici prima del 1860. Ma Fenestrelle fu, soprattutto, il luogo di condanna di migliaia di soldati napoletani, siciliani, calabresi, pugliesi, lucani che preferirono la prigionia pur di non abiurare il giuramento di fedeltà alla loro Patria, il Regno delle Due Sicilie. E proprio a Fenestrelle furono vilmente imprigionati la maggior parte di quei valorosi soldati che, in esecuzione degli accordi intervenuti dopo la resa di Gaeta, dovevano invece essere lasciati liberi alla fine delle ostilità. Dopo sei mesi di eroica resistenza dovettero subire un trattamento infame che incominciò subito dopo essere stati disarmati, venendo derubati di tutto e vigliaccamente insultati dalle truppe piemontesi.

Le prime deportazioni dei soldati duosiciliani incominciarono già verso ottobre del 1860. Per la maggior parte furono stipati nelle navi peggio degli animali e fatti sbarcare a Genova, da dove, attraversando laceri e affamati la via Assarotti, venivano smistati in vari campi di concentramento istituiti a Fenestrelle, S. Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S. Benigno in Genova, Milano, Bergamo e vari altre località del nord. In quei luoghi, veri e propri lager, appena coperti di cenci di tela, potevano mangiare una sozza brodaglia con un po’ di schifoso pane nero, subendo dei trattamenti veramente bestiali. Per oltre dieci anni, tutti quelli che venivano catturati, oltre 40.000, furono fatti deliberatamente morire a migliaia per fame, stenti e malattie.
Quelli deportati a Fenestrelle, ufficiali, sottufficiali e soldati, subirono il trattamento piú feroce, ma mai domi circa un migliaio tentarono perfino di organizzare una rivolta il 22 agosto del 1861 per impadronirsi della Fortezza. La rivolta fu purtroppo scoperta in tempo e il tentativo ebbe come risultato l’inasprimento delle pene con i piú costretti con palle al piede da 16 kg, ceppi e catene. Pochissimi riuscirono a sopravvivere: la vita in quelle condizioni, anche per le gelide temperature che dovevano sopportare senza alcun riparo, non superava i tre mesi. La liberazione avveniva solo con la morte e i corpi venivano disciolti nella calce viva. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo.


Fenestrelle, soldati in uniforme borbonica onorano i caduti.
Comitati delle Due Sicilie
In occasione della Commemorazione di Fenestrelle dei soldati del Regno delle Due Sicilie allestita dalla ASSOCIAZIONE DUE SICILIE DI TORINO, il Comitato Storico della Lombardia sarà presente all’evento Davide Cristaldi cell. 340-7640740 CSS - SICILIA

Come arrivare a Fenestrelle

Aereo: scalo all’ aereoporto di Torino Caselle, distante circa 60 Km. La società autolinee SAPAV (http://www.sapav.it/) garantisce i collegamenti interni alla valle con più corse giornaliere in coincidenza con l’orario della linea Torino - Perosa Argentina - Fenestrelle.

Auto : dalla tangenziale di Torino imboccando a Stupinigi la strada statale n. 23 (SS23) del Sestriere oppure l’autostrada di recente costruzione passante per Orbassano/Volvera. Dalla val di Susa immettersi sulla strada statale n. 24 (SS24) direzione Cesana Torinese quindi seguire la strada statale n. 23 (SS23) direzione Sestriere e proseguire verso Fenestrelle. La val Chisone e Fenestrelle è facilmente accessibile dalla Francia attraverso il colle del Sestriere, utilizzando il valico del Monginevro o il traforo autostradale del Frejus (Km. 35 da Briançon).

Autobus: In autobus, (autolinee SAPAV) con numerose corse giornaliere da Torino, via Pinerolo, e con una corsa giornaliera dalla Francia (Briançon, Gap, Marsiglia e Grenoble).

Treno: avvalendosi della linea Torino - Pinerolo (http://www.trenitalia.com/) coincidenza con le autolinee SAPAV.


Programma - DOMENICA 6 LUGLIO 2008

Ore 09.30 – Incontro degli invitati e dei convenuti nella Piazza del Forte San Carlo di Fenestrelle.

Ore 10.00 – Visita breve (durata un’ora con guida) della parte bassa del complesso riguardante il solo Forte San Carlo. Per effettuare la visita è obbligatoria la prenotazione al nr. 0121 83600

11.30 – Santa Messa e Deposizione di una corona di fiori ai nostri Soldati Caduti nella fortezza.

Ore 13.00 – Pranzo presso il Forte di Fenestrelle oppure presso i numerosi ristoranti e trattorie della zona.Per motivi di organizzazione si pregano i riceventi di questo messaggio di comunicarlo e farlo diffondere in ogni modo a tutte le persone ed enti privati e pubblici anche all’estero che possano essere interessati; si raccomandano inoltre gli eventuali partecipanti di voler comunicare la loro adesione alla Associazione Due Sicilie di Torino – Via Principe Tommaso, 33 – 10125 Torino.Tel. 011 66 88 204 – e-mail: duesicilie.torino@libero.it

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Il ritorno dei russi, come ai vecchi tempi.


Sembra passata un'eternità da quando lo Zar Russo Nicola I, dopo una visita allo stabilimento ferroviario di Pietrarsa a Napoli, rimase talmente stupefatto che ne volle fare costruire uno identico a Kronstadt[1].
Per ricambiare Nicola I donò a Ferdinando II i famosi Cavalli di Ferro che sono attualmente situati davanti al cancello dei giardini di palazzo reale e sono identici a quelli presenti a S. Pietroburgo, sul Ponte della Neva.

Anche in Sicilia, lo Zar non mancava mai di farsi vedere, celebre il viaggio alla fine del 1845, per accompagnare la consorte Aleksandra Fedorovna di Prussia, il cui medico aveva prescritto una "cura" a base di sole e di mare.La coppia imperiale sbarcò a Palermo il 23 ottobre dal piroscafo "Kamcatka", trattenendosi tra la Sicilia e Napoli per oltre un mese.
I coniugi reali erano soliti trascorrere i periodi di riposo all' "Olivuzza", località in cui possedeva una villa Varvara Šachovskaja, vedova di George Wilding, il quale le aveva lasciato in eredità la casa appartenuta alla prima moglie Caterina Branciforti di Butera.

Le cronache dell'epoca raccontano come i nobili palermitani più in vista, facessero a gara per invitare gli Zar a visitare le proprie dimore. Non era raro che principi e baroni finissero al banco dei pegni e spendessero dei veri e propri capitali in sontuosissime cerimonie.

Ma i rapporti tra il regno borbonico e l'impero russo spaziavano anche nel campo dell'arte, come dimostra la testimonianza di una giovane pittrice russa, Irina Fedorova, che sembra aver centrato in pieno il problema:

- Sarò banale se vi dico che moli italiani criticano l’Italia del Sud. Certi individui vorrebbero addirittura trasferire la capitale a Milano. Perché Roma per loro non è abbastanza “nordica”.Invece noi, russi, siamo infinitamente grati proprio al Meridione.Volete sapere perché?Perché a partire dal XVIII secolo l’Italia, e specialmente il Regno delle Due Sicilie, sono diventate la culla dei migliori talenti russi: pittori, scrittori, compositori, critici letterari. Il famoso scrittore russo Nikolaj Gogol, l’autore del “Le anime morte”, “Taras Bulba” e numerosi racconti satirici, ha passato molto tempo in Italia.Il meridione italiano affascinava sopratutto i pittori russi. Silvester Scedrin è arrivato nel Regno delle Due Sicilie nell’età di 27 anni ( nel 1818) per fare un corso triennale di pittura. Però il destino gli ha preparato un’altra sorte. E’ rimasto per tutta la vita in Italia ed ha immortalato nelle sue opere l’acqua color smeraldo del mar Tirreno ed il sole splendente del sud. Il pittore ha vissuto in Campania per il resto dei suoi giorni.Nei quadri di Scedrin si vede sempre la gente semplice, vera: i pescatori, i mercanti, le contadine, i mendicanti.I lavori dell’artista sono così vivi e caratteristici che il fratello dello zar russo, Mihail Pavlovic, gli commissiona i quadri sulla tematica napoletana.Tutti conoscono la canzone napoletana “O sole mio”. Però pochi sanno che proprio questa canzone è stata scritta in Italia dai musicisti di corte di un mecenate russo, il conte Polenov. E la sua prima interpretazione è avvenuta in Russia, a San Pietroburgo. -






Silvester Scedrin. “Lungomare Mergellina a Napoli” - 1827.


Il ritorno della Russia

Da qualche tempo a questa parte sembra che la vecchia "partnership" Due Sicilie-Russia, si stia rinverdendo.
Dal 13 giugno un volo diretto per Mosca[2] sarà inaugurato dall'aeroporto calabrese di Lamezia Terme, con frequenza settimanale.Il volo viene operato dalla compagnia ''Gazprom Avia'' che utilizza i propri Boeing 737 da 140 posti (classe business ed economy) e collabora con MC Travel, uno dei maggiori tour operators russi.

Come è noto la GAZPROM AVIA, è la compagnia aerea del gigante energetico russo, la società che sta puntando sulle regioni meridionali per la costituzione dell'ormai noto "HUB DEL GAS DEL SUD ITALIA".Probabilmente i russi vogliono aprire più canali possibili con le Due Sicilie, ma nonè solo il gas l'obiettivo dei russi, il fatto che i tour operator russi siano intenzionati a spostare qui le loro rotte ce lo confermano anche i dati statistici[3] sul turismo della città di Taormina, infatti sembra che nel 2007 i turisti provenienti dalla Ex Urss, abbiano superato i giapponesi per quantità di denaro spesa nella città taurina.

Ma il primo ad aver creduto nelle potenzialità del mercato russo è stato proprio un siciliano: Antonino Pulvirenti, presidente della compagnia aerea WINDJET, che offre ben 3 destinazioni russe dalla Sicilia: Mosca, S.Pietroburgo e Samara[4].

E per finire in bellezza, i russi ci stanno provando anche con il calcio, chi si ricorda della proposta che il presidente di Gazprom inviò ai Matarrese per l'acquisto del Bari Calcio?
D'altronde San Nicola, le cui sacre reliquie si trovano a Bari, è anche il Patrono di tutte le Russie..


[1] Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa
[2] Agenzia AGI, 13/05/2008
[3] La Repubblica, 19/05/2008
[4] Fonte Windjet

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giovedì 22 maggio 2008

La bandiera borbonica alla testa del "Corteo Barocco" di Noto.


Ritorna alla grande il famoso "Corteo Barocco" a Noto, dopo due anni di inattività gli organizzatori hanno dato il meglio di se in questa manifestazione, che rimane una delle più belle della Sicilia.

Dopo la scopertura dalla lapide dedicatata a Ferdinando II e l'intitolazione di un viale al sovrano borbonico, che abbiamo preannunciato nel nostre editoriale "Scopertura di una lapide il 10 maggio 2008 a Calabernardo", prosegue la costante opera di rivalutazione storica e culturale che la città netina sta portando avanti da tempo. Ed i primi frutti si notano proprio nel successo di pubblico e nella buona riuscita dell'evento.

Il particolare evento che è stato rievocato dall’ associazione “Corteo Barocco” di Noto, riguarda un episodio avvenuto nel 1746, cioe la nomina da parte di Re Carlo III di Borbone, a Questor Criminum di un nobile netino, il B.ne Jacopo Nicolaci, durante al fastosa cerimonia il gruppo di soldati, all’atto del giuramento di fedeltà ha scandito più volte “VIVA ‘O RE” tra gli applausi della folla.

Al grido di "Viva 'o Rrè" la folla applaudisce.



Bandiera del Regno delle Due Sicilie con lo sfondo la bellissima Cattedrale di Noto.


Ringraziamo Vincenzo Belfiore da Noto per le foto e per la collaborazione.



Ma la Sicilia, la cui cultura è stata sdradicata, da dove può ripartire se non da se stessa, quindi riscoprendosi e riscoprendo quei fasti non tanto lontani, del Regno delle Due Sicilie?

E' inutile inventarsi una cultura che non esiste, importarla da fuori o imporla, perchè la nostra cultura è la nostra tradizione.

La nostra tradizione è quella che vedete nel video seguente.


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