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lunedì 18 aprile 2011

"I 150 anni dell'Unità d'Italia" al I Salone del Libro di Messina


Mostra "I 150 anni dell'Unità d'Italia" al I Salone del Libro di Messina - 15 - 17 Aprile 2011, PalaCultura "Antonello da Messina".

L'Associazione Amici del Museo di Messina ha partecipato al prestigioso evento con ben due mostre: "I 150 anni dell'Unità d'Italia" e "La Storia di Messina attraverso i libri di Franz Riccobono".

di Marco Grassi
Messina

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venerdì 11 marzo 2011

150° Real Cittadella di Messina - La Mostra (video)



Video della mostra a Palazzo Zanca - 11 marzo 2011


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lunedì 25 ottobre 2010

(Video/Palermo) Conferenza e Messa su Francesco II ed i caduti duosiciliani



A cura di Alleanza Etica


Video della conferenza e della messa tenutasi a Palermo il 25 ottobre.
Interviste a Nino Sala(Alleanza Etica) e Antonio di Janni (Ordine Costantiniano sez. Sicilia)

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lunedì 11 ottobre 2010

(VIDEO) Discorso del responsabile messinese del CSS, Armando Donato Mozer
























Il vessillo borbonico torna a sventolare sul Castello Ruffo
Domenica 3 ottobre alle ore 10.30, presso il palazzo del Principe di Scaletta, a Scaletta Zanclea (ME)

Nell’ambito della Giornata Nazionale alle ore 10.30, dopo l’inaugurazione della nuova sezione museale, sempre all’interno del medievale Castello di Scaletta in occasione del “Bicentenario dello Sbarco Francese in Sicilia prontamente respinto dagli abitanti di Mili, Galati, S. Stefano e Briga“, che gode del Patrocinio del Comune di Messina, dell’Istituto Italiano dei Castelli e del Sovrano Militare Ordine Costantiano di San Giorgio, si è tenuta la conferenza sulle Fortificazioni della Riviera Jonica Peloritana tra il XVIII e il XIX Secolo.

Evento organizzato dall'associazione "Amici del Museo di Messina"



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martedì 11 maggio 2010

Il Comitato Storico della Lombardia contro il Museo Lombroso



Presenti anche noi l'8 maggio a Torino, accorsi da ogni parte d'Italia per sostenere la manifestazione contro la riapertura del museo di Cesare Lombroso, dentro il quale fanno bella mostra di se centinaia di teschi appartenenti ai briganti del Sud ed a tutti quei poveri contadini che si ribellarono all'invasione piemontese.

Gli ideali di Cesare Lombroso fornirono la necessaria legittimazione alle stragi dei Savoja, i quali si poterono così sporcare le mani del sangue di quei campani, calabresi, pugliesi, siciliani, abruzzesi, lucani, molisani che non ne vollero sapere di sottomettersi al nuovo padrone savojardo e lo combatterono a viso aperto.

Il giorno 7 maggio una delegazione dei Comitati delle Due Sicilie ha ricordato i soldati meridionali morti nel campo di concentramento di Fenestrelle.
Il lager della Val Chisone da qualche anno ospita una targa a ricordo di quei caduti, donata dai Comitati Due Sicilie. La manifestazione alla fortezza è stata arricchita da un ospite inatteso, l'euro parlamentare della Lega Nord On. Mario Borghezio, il quale ha voluto rendere il proprio saluto alle anime di quei valorosi.

Davide Cristaldi
Vicepresidente nazionale CDS


Alcune foto della manifestazione: http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_rsgallery2&Itemid=64&catid=40

Link al filmato su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=6KC99DPm3o8

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giovedì 17 settembre 2009

Per la prima volta nella storia, in napoletano un'interrogazione al Parlamento UE

Ecco il video segnalato da Agrigento, dal vicepresidente del CDS-Sicilia, Salvatore Carreca:


Attendiamo adesso il coraggioso deputato siciliano che delizierà l'Emiciclo con la lingua di Trinacria.
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venerdì 28 agosto 2009

Video della conferenza "Riposto ed il regno delle Due Sicilie"



Pubblicato nel canale YouTube del Comitato Storico Siciliano il video del convegno di Riposto.

Domenica, 26 luglio 2009
Relatori: Davide Cristaldi, Salvo Serio, Elisabetta Alligo con interventi di Franz Riccobono e di Mario Giannetto

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martedì 11 agosto 2009

On line il video della sfilata borbonica di Noto: il Corteo Barocco


NOTO(SR) - Anche quest'anno si è tenuto il famoso "Corteo Barocco", manifestazione che ogni primavera attira una mole sempre più vasta di turisti e visitatori e che accompagna lo svolgimento dell' "Infiorata di Noto".
Dame e nobili vestiti in abiti di epoca borbonica, soldati con l'uniforme del Giglio e l'immancabile bandiera del Regno delle Due Sicilie, alla testa del corteo.

Noto è ormai una città che ha maturato la consapevolezza delle proprie origini e della propria cultura, grazie anche ai benefici ed i privilegi che la città ricevette dai sovrani borbonici, in special modo da Ferdinando II che ne fece un capoluogo di provincia (poi destituita dai piemontesi) e avallò l'istituzione di una Diocesi, ancora oggi presente.
Parecchie furono le visite del sovrano borbonico alla città, che visse il suo massimo splendore proprio durante il Regno delle Due Sicilie, infatti l'anno scorso i netini decisero di intitolare una via a Ferdinando II ed una lapide, posta in contrada Calaberbardo, il porticciolo di Noto.
Visualizza i video della sfilata:

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mercoledì 15 ottobre 2008

Borghezio: “che le Due Sicilie se le prendano gli spagnoli”

Le nuove accuse di Borghezio nei confronti dei meridionali confermano la bontà della nostra azione identitaria fondata proprio sui tempi d’oro delle Due Sicilie, la nazione meridionale che fino al 1861, anno dell’Unità d’Italia, era tra le più ricche e prospere d’Europa.

Come mai Borghezio ha deciso di citarci?E perchè c'è l'ha proprio con le "Due Sicilie"?D'altronde non farebbe comodo alla Lega ed al suo secessionismo che il Sud si faccia uno stato per conto proprio?A meno che la dichiarazione del leghista sia dettata da una qualche paura...
Ad ogni modo, le camice rosse garibaldine hanno solamente cambiato colore tramutandosi in verdi, ed oggi come in passato, il pericolo incombe dal Nord, infatti la storia ci insegna che i barbari calavano sempre dal Settentrione.

Le incredibili esternazioni di Borghezio, come dimostra il video, eccitavano per bene quei tori con le corna molto sporgenti, che si erano radunati attorno il capo-mandria.




Bergamo: leghisti garibaldini


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lunedì 14 luglio 2008

Riconoscimento a Ferdinando di Borbone “RESTAURATORE DELLA PATRIA”


ALL'INTERNO IL VIDEO DELLA COMMEMORAZIONE

La giunta municipale, con delibera del 17 aprile, ha accolto la proposta dell'assessore alla cultura del comune di Noto Avv. Francesco Balsamo di apporre a Ferdinando II di Borbone una lapide commemorativa nella piazza Stella Maris di contrada Calabernardo, nella facciata del Dott. Salvatore Mortellaro che ha immediatamente aderito alla richiesta di concedere l'autorizzazione e che durante la celebrazione è stato ringraziato pubblicamente dall’assessore alla cultura.

Sabato pomeriggio 10 maggio 2008 è stata scoperta la lapide a Re Ferdinando II di Borbone. Non è stato un buon pomeriggio da un punto di vista climatico, vento forte e freddo ha scoraggiato una più numerosa partecipazione di pubblico, si era in pochi ma buoni, come è stato detto da alcuni presenti.

Sono intervenuti solo per citare qualcuno: il Vicesindaco di Noto Francesco Carestia, gli assessori Avv. Balsamo, Caruso, Tordonato, il Presidente del Comitato di Calabernardo, il Parroco della Parrocchia di Calabernardo (chiamata dai netini “Balata” ) dedicata a S. Guglielmo etc.Prima della cerimonia di scopertura ha preso la parola l’assessore Balsamo che ha spiegato le motivazioni della posa della lapide. L’idea è nata – ha detto- quando il comitato ha chiesto al Comune di Noto di apporre la toponomastica alla contrada di Calabernardo (ricordo che il viale principale della contrada è stato intitolato a Ferdinando II).

Quindi si è pensato di dare un giusto riconoscimento anche se molto tradivo, al Re Ferdinando II di Borbone. Indipendentemente dal giudizio storico sul regime borbonico, che la storiografia moderna sta rivalutando, il regno di Ferdinando è stato per Noto un periodo molto positivo. Il Re è chiamato dai netini del tempo “Il Restauratore della Patria” perché fu colui che nel 1837 restituì alla città di Noto il rango di Capovalle che le era stato tolto, dopo 9 secoli, con la riforma del 1817; nel 1844, concedendo al Papa il regio assenso (allora necessario) rese possibile l'erezione della Diocesi di Noto(antica aspirazione dei netini fin dal 1400) donando al nuovo Vescovo mons. Menditto la Regia Abbazia di S. Maria dell'Arco con le sue rendite, al fine di costituire la mensa vescovile.


Il ritorno di Noto al rango di “Capovalle” favorì una serie di manifestazioni e di interventi di decoro urbano molto concreti: La Biblioteca, la Porta Reale chiamata Porta Ferdinanda; la statua del Re sistemata in quella che era chiamata “U Tunnu Re” cioè la Rotonda del Re oggi piazza Landolina; il Teatro e tutta una serie di veicoli viari ancora esistenti e efficienti.Lo stesso sovrano negli anni 1837-38 per ben quattro volte, con la regina e il seguito, venne a visitare Noto, sbarcando a Calabernardo (allo scalo di Balata) ed ospitato negli appartamenti detti "reali" all'interno del Palazzo Landolina dei Marchesi di S. Alfano.

Queste quattro visite mettono in luce la grande considerazione che il Re aveva per Noto, città che ricambiò questa considerazione con una assoluta fedeltà causa dopo l’unità d’Italia della perdita del capoluogo a favore di Siracusa.E' questo, come ha sottolineato assessore Balsamo un doveroso atto di riconoscenza della città di Noto ad un Sovrano che la beneficò più volte a distanza di quasi due secoli dall'unità d'Italia.

Noto da, quindi, un piccolo contributo ad una rilettura positiva della storia dei Borboni. La lapide è stata scoperta dal Vice-Sindaco Carestia fra gli applausi dei partecipanti. Alla fine della cerimonia è stato distribuito un opuscolo che descrive le quattro visite di Re Ferdinando a Noto.





Corrado Arato
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giovedì 3 luglio 2008

"C'era un Re" - Il nuovo video di Edoardo Bennato



La musica interprete dei cambiamenti epocali?
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venerdì 23 maggio 2008

Visita e commemorazione a Fenestrelle(TO), il lager dei Savoja.


In provincia di Torino, su quelle alpi che hanno reso famose località turistiche come Sestrière e Pinerolo, esiste un'immensa fortezza che si estende per centinaia di metri sia in altezza che in lunghezza.

Chi si reca da quelle parti, difficilmente sospetterebbe che all'interno di quelle mura si verificarono delle atrocità che, anticiparono di parecchi decenni, cio che avvenne nei campi di concentramento nazisti...



Un po di storia...

Le palle al piede, i ceppi e le catene, con il finire del XIX secolo,
diventano
solo un ricordo drammatico del vecchio carcere duro del regno
sardo. Oggi da più parti si ricorda il periodo in cui la fortezza divenne un
campo di concentramento per truppe borboniche e papaline. Recenti ricerche
sottolineano le pessime condizioni in cui nel 1861 questi militari furono
«ospitati» a Fenestrelle: laceri e poco nutriti era usuale vederli
appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i
timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di
altri climi mediterranei.
E’ noto un tentativo di ribellione ideato dai reclusi, piano sventato quasi per
caso dalle autorità piemontesi.

(tratto dal sito ufficiale del Forte di fenestrelle)


II ruolo di prigione di stato è stata la principale caratteristica di questa fortezza per molti anni: sia sotto la dominazione napoleonica che, in seguito, sabauda. Molti furono i sacerdoti e i nobili che vi vennero duramente incarcerati per motivi politici prima del 1860. Ma Fenestrelle fu, soprattutto, il luogo di condanna di migliaia di soldati napoletani, siciliani, calabresi, pugliesi, lucani che preferirono la prigionia pur di non abiurare il giuramento di fedeltà alla loro Patria, il Regno delle Due Sicilie. E proprio a Fenestrelle furono vilmente imprigionati la maggior parte di quei valorosi soldati che, in esecuzione degli accordi intervenuti dopo la resa di Gaeta, dovevano invece essere lasciati liberi alla fine delle ostilità. Dopo sei mesi di eroica resistenza dovettero subire un trattamento infame che incominciò subito dopo essere stati disarmati, venendo derubati di tutto e vigliaccamente insultati dalle truppe piemontesi.

Le prime deportazioni dei soldati duosiciliani incominciarono già verso ottobre del 1860. Per la maggior parte furono stipati nelle navi peggio degli animali e fatti sbarcare a Genova, da dove, attraversando laceri e affamati la via Assarotti, venivano smistati in vari campi di concentramento istituiti a Fenestrelle, S. Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S. Benigno in Genova, Milano, Bergamo e vari altre località del nord. In quei luoghi, veri e propri lager, appena coperti di cenci di tela, potevano mangiare una sozza brodaglia con un po’ di schifoso pane nero, subendo dei trattamenti veramente bestiali. Per oltre dieci anni, tutti quelli che venivano catturati, oltre 40.000, furono fatti deliberatamente morire a migliaia per fame, stenti e malattie.
Quelli deportati a Fenestrelle, ufficiali, sottufficiali e soldati, subirono il trattamento piú feroce, ma mai domi circa un migliaio tentarono perfino di organizzare una rivolta il 22 agosto del 1861 per impadronirsi della Fortezza. La rivolta fu purtroppo scoperta in tempo e il tentativo ebbe come risultato l’inasprimento delle pene con i piú costretti con palle al piede da 16 kg, ceppi e catene. Pochissimi riuscirono a sopravvivere: la vita in quelle condizioni, anche per le gelide temperature che dovevano sopportare senza alcun riparo, non superava i tre mesi. La liberazione avveniva solo con la morte e i corpi venivano disciolti nella calce viva. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo.


Fenestrelle, soldati in uniforme borbonica onorano i caduti.
Comitati delle Due Sicilie
In occasione della Commemorazione di Fenestrelle dei soldati del Regno delle Due Sicilie allestita dalla ASSOCIAZIONE DUE SICILIE DI TORINO, il Comitato Storico della Lombardia sarà presente all’evento Davide Cristaldi cell. 340-7640740 CSS - SICILIA

Come arrivare a Fenestrelle

Aereo: scalo all’ aereoporto di Torino Caselle, distante circa 60 Km. La società autolinee SAPAV (http://www.sapav.it/) garantisce i collegamenti interni alla valle con più corse giornaliere in coincidenza con l’orario della linea Torino - Perosa Argentina - Fenestrelle.

Auto : dalla tangenziale di Torino imboccando a Stupinigi la strada statale n. 23 (SS23) del Sestriere oppure l’autostrada di recente costruzione passante per Orbassano/Volvera. Dalla val di Susa immettersi sulla strada statale n. 24 (SS24) direzione Cesana Torinese quindi seguire la strada statale n. 23 (SS23) direzione Sestriere e proseguire verso Fenestrelle. La val Chisone e Fenestrelle è facilmente accessibile dalla Francia attraverso il colle del Sestriere, utilizzando il valico del Monginevro o il traforo autostradale del Frejus (Km. 35 da Briançon).

Autobus: In autobus, (autolinee SAPAV) con numerose corse giornaliere da Torino, via Pinerolo, e con una corsa giornaliera dalla Francia (Briançon, Gap, Marsiglia e Grenoble).

Treno: avvalendosi della linea Torino - Pinerolo (http://www.trenitalia.com/) coincidenza con le autolinee SAPAV.


Programma - DOMENICA 6 LUGLIO 2008

Ore 09.30 – Incontro degli invitati e dei convenuti nella Piazza del Forte San Carlo di Fenestrelle.

Ore 10.00 – Visita breve (durata un’ora con guida) della parte bassa del complesso riguardante il solo Forte San Carlo. Per effettuare la visita è obbligatoria la prenotazione al nr. 0121 83600

11.30 – Santa Messa e Deposizione di una corona di fiori ai nostri Soldati Caduti nella fortezza.

Ore 13.00 – Pranzo presso il Forte di Fenestrelle oppure presso i numerosi ristoranti e trattorie della zona.Per motivi di organizzazione si pregano i riceventi di questo messaggio di comunicarlo e farlo diffondere in ogni modo a tutte le persone ed enti privati e pubblici anche all’estero che possano essere interessati; si raccomandano inoltre gli eventuali partecipanti di voler comunicare la loro adesione alla Associazione Due Sicilie di Torino – Via Principe Tommaso, 33 – 10125 Torino.Tel. 011 66 88 204 – e-mail: duesicilie.torino@libero.it

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giovedì 22 maggio 2008

La bandiera borbonica alla testa del "Corteo Barocco" di Noto.


Ritorna alla grande il famoso "Corteo Barocco" a Noto, dopo due anni di inattività gli organizzatori hanno dato il meglio di se in questa manifestazione, che rimane una delle più belle della Sicilia.

Dopo la scopertura dalla lapide dedicatata a Ferdinando II e l'intitolazione di un viale al sovrano borbonico, che abbiamo preannunciato nel nostre editoriale "Scopertura di una lapide il 10 maggio 2008 a Calabernardo", prosegue la costante opera di rivalutazione storica e culturale che la città netina sta portando avanti da tempo. Ed i primi frutti si notano proprio nel successo di pubblico e nella buona riuscita dell'evento.

Il particolare evento che è stato rievocato dall’ associazione “Corteo Barocco” di Noto, riguarda un episodio avvenuto nel 1746, cioe la nomina da parte di Re Carlo III di Borbone, a Questor Criminum di un nobile netino, il B.ne Jacopo Nicolaci, durante al fastosa cerimonia il gruppo di soldati, all’atto del giuramento di fedeltà ha scandito più volte “VIVA ‘O RE” tra gli applausi della folla.

Al grido di "Viva 'o Rrè" la folla applaudisce.



Bandiera del Regno delle Due Sicilie con lo sfondo la bellissima Cattedrale di Noto.


Ringraziamo Vincenzo Belfiore da Noto per le foto e per la collaborazione.



Ma la Sicilia, la cui cultura è stata sdradicata, da dove può ripartire se non da se stessa, quindi riscoprendosi e riscoprendo quei fasti non tanto lontani, del Regno delle Due Sicilie?

E' inutile inventarsi una cultura che non esiste, importarla da fuori o imporla, perchè la nostra cultura è la nostra tradizione.

La nostra tradizione è quella che vedete nel video seguente.


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