
OVVERO COME SI FREGANO GLI ANGLOSASSONI
Durante il Regno delle Due Sicilie, a seguito di gravi tensioni tra il regno borbonico e gli inglesi, Londra decise di ergere un embargo economico contro la nostra ex nazione. I britannici, altamente irritati per la "quistione degli Zolfi Siciliani", avevano dichiarato una "guerra economica" alle Due Sicilie impedendoci di fatto il rifornimento di varie materie prima tra cui il "baccalà", un piatto tipico delle nostre parti, anche se il merluzzo in realtà proviene dai mari del Nord. Ma questo pesce era anche un prodotto altamente economico e veniva consumato in gran quantità e per questo era essenziale per la popolazione..
Ferdinando II, che era molto furbo, escogitò uno stratagemma: fu ordinato al setificio di S.Leucio di aumentare la qualità delle sete e la ricercatezza dei tessuti. Si sa che quando una cosa è troppo bella si fa di tutto per averla e così grazie ad un accordo segreto tra Regno delle Due Sicilie e Norvegia, la seta del Sud fu esportata in Norvegia che a sua volta l'avrebbe venduta all'Inghilterra.
In cambio la Norvegia ci rifornì direttamente tutto lo stoccafisso di cui avevamo bisogno, ma anche di oro e legname pregiato per l'industria.
Questa storia ci insegna che con la furbizia si possono battere anche le grandi potenze, nonostante la loro forza economica e geo-politica.
Qualcosa del genere sta accadendo oggi con la storia dell' "Area di Libero Scambio del Mediterraneo", continuamente pubblicizzata dall'Europa dei banchieri, ovvero l'esenzione di tutti i dazi doganali per l'esportazione dei prodotti agricoli nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
I veri scopi di questa istituzione sono noti da tempo: mantenere i prezzi stracciati dei prodotti agricoli dei paesi mediterranei in modo che i paesi come l'Inghilterra, possano continuare a comprare frutta e verdura a prezzi stracciati, soprattutto ora che la crisi economica ed industriale sta flagellando i cittadini dei paesi a base industriale.
Senza dazi doganali, i paesi dell'Area di Libero Scambio, si faranno la guerra a chi vende a prezzo più basso, ma sappiamo già chi saranno gli sconfitti, i produttori agricoli del meridione d'Italia, che non potranno mai competere con i prezzi di paesi come Marocco ed Algeria. Già adesso le aziende agricole nostrane sono alla bancarotta e molti vanno avanti accumulando debiti con l'INPS e istituti di credito, fino a quando non gli toglieranno anche la terra...
Qual'è la soluzione a tutto ciò?Come potremo continuare a vendere la nostra "seta" senza morire di fame?Semplice, mettendoci d'accordo con gli altri paesi produttori facendo cartello e stabilendo un prezzo comune.Conviene a noi perchè finalmente decideremo il prezzo, conviene ai paesi del Maghreb perchè venderebbero ad un prezzo impensabile per loro. Insomma dovremmo fare una vera e propria "OPEC DELL'AGRICOLTURA"[1].
L'idea è venuta ad Antonio Bonfiglio, meridionale, sottosegretario di Stato presso il Ministero delle Politiche agricole, il quale afferma - "Con l'apertura dei mercati si presenta un alternativa: o subire la concorrenza degli altri paesi mediterranei o concorrere insieme per creare una massa importante di produzione migliorandone la qualità secondo regole precise", infatti sempre secondo il deputato pugliese - "La situazione geo-politica ed economica spinge l'Italia verso un rapporto più organico con gli altri Paesi dei Mediterraneo"
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