giovedì 2 settembre 2010

I consiglieri di sinistra bloccano Maria Sofia a Sciacca



Borbone, nuova polemica
Pino Marinelli si dimette per protesta dalla Commissione toponomastica

L'amministrazione comunale «dimentica» di adottare una delibera e lui si dimette dalla Commissione toponomastica. Pino Marinelli, 60enne saccense di origini pugliesi, ha riacceso con le sue dimissioni la polemica riguardante l'intitolazione di una pizzetta cittadina a Maria Sofia Wittelback, principessa del regno di Baviera e sposata nel 1859 con il Borbone ultimo re del regno delle Due Sicilie. Dopo la deliberazione della giunta municipale, la piazzetta adiacente al viale Salvador Allende non è mai stata intitolata alla regina dei Borbone, con grave disappunto di Marinelli, che oltre ad essere componente della commissione toponomastica, è anche segretario regionale del comitato delle Due Sicilie [oggi Comitato Storico Siciliano, aderente alla rete delle Associazioni delle Due Sicilie ndr]

All'epoca, nel giugno scorso, scoppiò una feroce polemica, con ambienti della sinistra locale che si opponevano all'intitolazione della piazzetta ad un personaggio borbonico. La delibera venne praticamente sospesa, ma non annullata, ed i proponenti (c'era stata anche una raccolta di firme pro Maria Sofia) hanno atteso fiduciosi: «Io mi dimetto per affermare l'inutilità della Commissione toponomastica - dice Marinelli - non avendo la stessa la libertà di idee storiche e sociali, costretta a sottoporre le proprie decisioni al benestare di ambienti politici di sinistra che sostengono il sindaco. La Giunta - continua - ha votato all'unanimità una delibera di intitolazione di un pezzo di marciapiede, sconfessandola di fatto, prendendola e chiudendola in un cassetto per non dispiacere a certi politici».
Marinelli aveva contestato tale scelta ed aveva scritto al presidente della Repubblica in persona: «So che la vicenda è finita nelle mani del prefetto - dice - e con essa la mia richiesta di adottare la delibera n° 88 del 14 aprile 2010 esitata all'unanimità dalla giunta comunale di Sciacca, con cui chiedevo di sapere se vi fossero delle illegalità. Il Presidente della Repubblica si è rivolto al prefetto per avere notizie della famigerata delibera - aggiunge - ma l'atto non sarebbe mai arrivato ad Agrigento».
Marinelli è pronto a dare nuovamente battaglia, si chiede per quale motiva si osteggia la memoria di una figura storica dell'Italia, quando in città ci sono vie intitolate a tanti altri popoli che da invasori hanno stazionato in Sicilia: «Mi pare che ci siano addirittura intitolate a persone che sono state giudicate tiranni - conclude - vedremo come andrà a finire».
Mesi fa, in città erano nato un movimento che contestava l'iniziativa di Marinelli.

Giuseppe Recca, 29/08/2010

[Leggi tutto...]

giovedì 12 agosto 2010

MORTE DELL’INQUISIZIONE (di Amelia Crisantino - Repubblica)




In un libro di Vittorio Sciuti Russi la storica decisione di Ferdinando, re ammirato nell’Europa della ragione

IL BORBONE ILLUMINISTA CHE MISE FINE AGLI ORRORI

di Amelia Crisantino

C’è stato un momento in cui tutta l’Europa colta parlava della Sicilia. E - per una volta - non per criticarla. Gli intellettuali ne erano incuriositi e l’additavano come esempio, nelle corti si lodava il coraggio del suo re. La regina, poi, veniva descritta come amica degli illuministi e dei massoni. Una vera sovrana dalla mente libera, che esprimeva le sue opinioni senza aspettare il permesso del confessore.
Ferdinando e Maria Carolina erano giovani, si presentavano alla ribalta internazionale con un gesto eclatante: in Sicilia avevano trovato il coraggio di cancellare il tribunale dell’Inquisizione, erano i nuovi campioni della lotta contro l’oscurantismo. Il futuro avrebbe provveduto a deludere le attese ma nel 1782 - ’anno in cui l’Inquisizione di Sicilia viene abolita - i Borbone di Napoli hanno tutte le carte in regola. Non solo per figurare fra i riformatori, ma per essere indicati come modello da imitare.

Uno studio dello storico Vittorio Sciuti Russi su “Inquisizione spagnola e riformismo borbonico fra Sette e Ottocento” (edito da Olschki, 371 pagine, 39 euro)
Ricostruisce con molta cura il dibattito europeo sulla soppressione del "terrible monstre", facendoci quasi entrare nel crescendo culminante il 16 marzo 1782. Quel giorno, Ferdinando firma un decreto abolitivo molto argomentato: il sovrano si richiama alla purezza della religione cattolica nell’Isola, dove mai avevano messo radici le eresie professate in Europa, e accusa il Tribunale di operare con procedure segrete contrarie al diritto comune. Il decreto - che era un modello anche di "buona comunicazione" - riepilogava gli ultimi avvenimenti. Da Napoli, la monarchia aveva chiesto che venissero riformate le procedure segrete che rendevano temibile il Tribunale, e l’Inquisitore generale aveva opposto un diniego. L’ultimo Inquisitore era un palermitano, nella testimonianza di numerosi viaggiatori figurava come uomo tollerante e affabile. Ma, compreso nel suo ruolo di Inquisitore generale, Salvatore Ventimiglia dichiarava al Re che "l’inviolabilità del segreto" era l’anima dell’Inquisizione e si irrigidiva nelle sue posizioni: il Tribunale non era riformabile, "sarebbe meglio opprimerlo che cambiar la forma della processura". Il decreto reale parlava tutt’altro linguaggio, adoperava parole che esprimevano la più matura cultura giuridica illuminista: per il re, gli abitanti del Regno di Sicilia non potevano "ingiustamente restare oppressi", ed era un dovere della sovranità procurare che vivessero "liberi da ogni timore di violenza".

A Palermo, ad accogliere ed esaltare le decisioni sovrane troviamo il viceré Domenico Caracciolo. Il quale celebra la cerimonia dell’abolizione come una solennità civile, coinvolge le più alte cariche del Regno e si porta appresso anche il marchese di Villabianca: quasi come un cronista, direttamente nella sua carrozza per fargli osservare tutto dalla prima fila. E nei Diari Villabianca dettagliatamente tramanda gli avvenimenti, le parole di Caracciolo e gli umori degli invitati; sino a scrivere "ce la spassammo tutti facendo corte alla persona del principe". Unica preoccupazione, che la "real clemenza" di Ferdinando mantenesse nei loro stipendi gli impiegati di quello che - negli ultimi tempi - era sembrato più un carrozzone di sottogoverno che un terribile tribunale. Villabianca segue le vicissitudini dei licenziati, ce le racconta: alcuni mantennero intero lo stipendio, altri ebbero il mezzo soldo. Con le rendite della soppressa Inquisizione si istituirono quelle che Domenico Scinà avrebbe chiamato "tre cattedre vistose": si finanziò l’insegnamento della fisica sperimentale, della matematica e dell’astronomia. Dove prima venivano consumati i roghi dell’Inquisizione, si pensò a impiantare un Orto Botanico.

Era un altro mondo, quello della ragione, che metteva le sue radici. Scrive Sciuti Russi che, nell’Europa dei Lumi, la soppressione del Tribunale siciliano rinvigorì la fiducia nel trionfo della ragione. La cerimonia di Palermo era stata celebrata il 27 marzo e dopo soli tre giorni, da Roma, Pietro Verri annunciava al fratello che il viceré Caracciolo aveva ottenuto dal sovrano la cancellazione del Tribunale. Nell’Europa colta Caracciolo era più conosciuto di re Ferdinando, e a lui venne dato il merito di una scelta che ribaltava l’immagine dell’isola. La ricostruzione storica avrebbe mostrato che si trattava di decisioni prese alla corte di Napoli, ma era stato il viceré a dargli risonanza internazionale: era bastata la lettera - riportata da Sciuti Russi in appendice al volume - in cui raccontava al suo amico d’Alembert cos’era accaduto, pubblicata sul “Mercure de France” del primo giugno 1782 e poi ripresa da altri giornali e libri. L’opinione pubblica internazionale mostra la sua forza laica e il riformismo dei Borbonedelle Due Sicilie era ovunque riconosciuto e ammirato, diventava un modello per l’Europa.

A Palermo intanto, abolito il Tribunale, tutti gli interessi sono puntati sulle sue carte. Cosa fare di un archivio che contiene le prove di tante complicità, crimini e diffuse connivenze? Lo stesso Inquisitore generale suggerisce di rendere eterno il silenzio, bruciando le carte assieme ai simboli del Tribunale. Ferdinando risponde ordinando di trasferire a Napoli l’archivio segreto. A questo punto i siciliani tergiversano, poi finiscono per appigliarsi a un argomento sempre decisivo: "l’ingente spesa che v’abbisogna".
Le carte piene di "scabrosissime materie", rischiavano di divulgare quanto con tanta cura si era mantenuto segreto. E come speciale grazia fu chiesto di "poter mandare alle fiamme coll’ultima circospezione tutte le carte". Così il 27 giugno 1783, più di un anno dopo l’abolizione ufficiale, un grande falò consumava la memoria storica del Tribunale. Bruciavano carte che - nelle parole del marchese di Villabianca - Dio liberi se fossero commerciate, era lo stesso che infettare e imbrunire di nere note molte e molte famiglie di Palermo".

Amelia Crisantino
Giornalista di Repubblica redaz. Palermo e ricercatrice storica

[Leggi tutto...]

martedì 20 luglio 2010

Approfondimento sulle tradizioni borboniche nel territorio di Naso



Il Comitato Due Sicilie di Naso(ME) ha il piacere di invitare amici ed iscritti al convegno sulle "Tradizioni borboniche nel territorio di Naso", domenica 25 luglio 2010 alle ore 17:00.

Nel corso della serata, si svolgerà l'inaugurazione del comitato locale a cura della reponsabile Katiuscia Cormaci.

Interverrano i relatori dott. Rifici Filippo e Alessandra Grasso dell'Università di Messina.

Ospiti Fiore Marro e Davide Cristaldi rispettivamente presidente nazionale e coordinatore per la Sicilia dei CDS.

L'evento si concluderà con una degustazione di prodotti tipici del Sud.

[Leggi tutto...]

giovedì 15 luglio 2010

Un telegrafo ottico borbonico sulla Torre Carlo V



Grazie alla mappa della Rete telegrafica del Regno delle Due Sicilie è stato scoperto che anche Porto Empedocle era dotata di una stazione telegrafica, in comunicazione con quella agrigentina situata sulla “Rupe Atenea”(1).
Mentre ad ovest, si ergeva il telegrafo di “Realmonte”(probabilmente situato sulla torre di Monte Rosso) in contatto diretto con quello di “Molo di Girgenti”.

La ricerca
Affinchè ogni telegrafo possa essere correttamente visibile a lunghe distanze è necessario che la struttura non abbia alle spalle (background) colline, alberi, case in quanto le sue esili braccia rischierebbero di non essere ben distinte, ragion per cui ogni telegrafo era posizionato in modo da avere sempre come“sfondo” il cielo o il mare. In questo modo si riusciva ad ottenere il necessario “contrasto”.

Un altro metodo per affinare la ricerca di una stazione telegrafica, consiste nel verificare se nel presunto punto telegrafico è possibile vedere i luoghi in cui si troverebbero i telegrafi adiacenti.

La torre di Carlo V sembrerebbe il punto migliore in cui ospitare un telegrafo, infatti dalla sua sommità è possibile vedere le stazioni telegrafiche sopracitate, inoltre un eventuale nave che volesse comunicare telegraficamente con la Torre, non avrebbe problemi di “contrasto”, come dimostra il fotomontaggio.

Alcuni testi vengono in aiuto di questa tesi.
Scrive ad esempio l’Amico: “Costruivasi nel 1732 un camposanto presso la sommità della Rupe Atenea nella quale è istallato un telegrafo, come altro è anche posto nel molo”(2).

Nel’800 la Torre di Carlo V era conosciuta come “Regia Fortezza del Molo di Girgenti” ed era presidiata da una guarnigione borbonica. E’ noto che nel 1806 il tenente colonnello Federico Omodei inventò un codice per segnalare alle forze militari della zona, eventuali sbarchi nemici o barbareschi(3).
Dunque già prima dell’avvento del telegrafo ottico l’edificio era utilizzato per l’avvistamento e le comunicazioni.

(1)Dizionario topografico della Sicilia - Vito Amico, Gioacchino di Marzo - Vol. I - Palermo - 1855 - pag.529
(2)Ivi
(3)Comunicazioni e Trasmissioni – Pippo Lo Cascio –Rrubettino - pag. 194

[Leggi tutto...]

mercoledì 23 giugno 2010

Alla ricerca del telegrafo ottico di "Reginella"



La delegazione di Messina del Comitato Storico Siciliano ha il piacere di invitare iscritti e simpatizzanti alla spedizione per la ricerca del telegrafo ottico di "Reginella", secondo alcuni documenti storici posto sulle alture di Messina, nei pressi di Portella Castanea.

Guida ed accompagnatore della spedizione, che si terrà domenica 25 luglio 2010, sarà Armando Donato Mozer, guida turistica e responsabile messinese del Comitato Storico Siciliano.


L'appuntamento è alle ore 09:00 dinnanzi la Stazione FS di Messina Marittima.
[Leggi tutto...]

lunedì 21 giugno 2010

Via Maria Sofia e Piazza Francesco II a Castelvetrano(TP)



Caro Presidente, Compatrioti ed Amici,
un altro passo avanti nella riconquista della nostra memoria storica è stato fatto.
Il passo fatto oggi è di estrema importanza nella nostra storia, in quanto la Città di Castelvetrano e vicinissima a Marsala, dove tutt'ora lo stato italiano stà sperperando milioni di Euro per festeggiare una unità d’italia(1) alla quale ormai credono(?) “solo” il napoletano di Roma e tutti gli addetti ai lavori (leggasi Sgarbi & Compari) che incassano prebende milionarie da dispensare ad amici, parenti ecc.

L’evento è stato suddiviso in due parti.

La prima si è svolta nell’aula consiliare del comune di Castelvetrano, presieduta, dal Vice Sindaco di Castelvetrano, nonché Assessore agli Affari Culturali, il Professore Francesco Saverio Calcara, il quale ha spiegato ai numerosi presenti il perché della manifestazione(2). Dopo l’intervento del Vice Sindaco ha parlato l’Ambasciatore di Casa Borbone, il quale ha proceduto a leggere il messaggio di “gioia e soddisfazione” di S.A.R. Carlo di Calabria per l’intitolazione della Piazza a Francesco II di Borbone e della via attigua alla Regina Maria Sofia.

Al termine della lettura del messaggio si è proceduto alla consegna della Medaglia d’oro al Gonfalone della città e un Diploma nel quale viene conferito alla Castelvetrano il titolo di “Città”. Dopo l’intervento dei rappresentanti della legazione siciliana di Palermo del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Dr. Di Janni e della rappresentanza Vaticana la riunione si è spostata nei siti per l’inaugurazione per la seconda parte della Cerimonia.

Oltre alle suddette Autorità erano presenti:
il Corpo dei Vigili Urbani in Grande uniforme
L’arma dei Carabinieri
La Guardia di Finanza
La Polizia di Stato,
Il Corpo della Croce Rossa con le Crocerossine
E numerosi collaboratori in abito d’epoca
Rai tre Sicilia e Sicilia Uno emittente di Palermo che hanno ripreso la manifestazione.
Onore alla Città di Castevetrano e alla sua Amministrazione.

Castelvetrano 19 giugno 2010Pino Marinelli
Segretario (pro tempore)

1) Le minuscole sono intenzionali.

2) Nota: Il Prof.Calcara ha tenuto a precisare che per evitare problemi con l’ufficio della storia patria inserendo il cognome “Borbone” aveva scritto che la via sarebbe stata intitola a Maria Sophia di Baviera e non Borbone. Ebbene l’ufficio della storia patria ha restituito la delibera, per una correzione ovvero: Si prega di sostituire quel “di Baviera” con Maria Sophia di Borbone, in quanto la Baviera non ha nulla a che fare con la Storia del Sud.

[Leggi tutto...]

mercoledì 9 giugno 2010

La raccolta firme per l'abolizione di via Cialdini a Riposto su La Sicilia




"Sindaco, cambi il nome della via intitolata a Cialdini"
"Per troppi anni la via di Riposto è stata intitolata al generale Enrico Cialdini, assassino di tanti figli del Sud! Ponete rimedio a questo scempio: i morti gridano ancora vendetta dalle loro tombe!Sindaco, provveda, lo chiedono i siciliani, lo chiede la Verità, lo chiede la Storia!".
E' una delle tante e-mail che, ogni giorno, arrivano da tutta Italia al sindaco Carmelo Spitaleri, perchè cambi la denominazione della strada cancellando il nome di Cialdini "che non esitò a mettere a ferro e fuoco interi paesi del Sud, passando per le armi uomini, donne e bambini".

Messaggi che sono frutto dell'appello lanciato dal "Comitato Due Sicilie" [oggi Comitato Storico Siciliano, aderente alla rete delle Associazioni delle Due Sicilie ndr] che ha fatto propria la richiesta avanzata a marzo da un cittadino di Torre Archirafi, Rosario Pistorio.Cialdini mostrò la sua ferocia come luogotenente dell'ex regno borbonico con il cannoneggiamento di Mola di gaeta e degli eccidi compiuti in due paesi del Sannio: Casalduni e Pontelandolfo.
"Alla luce delle istanze che sono pervenute contenenti la richiesta di annullare l'intitolazione della strada al Gen. Cialdini - assicura Spitaleri - posso annunciare che stiamo prendendo in considerazione l'ipotesi di modificazione dell'intitolazione della strada nel più ampio contesto di una revisione della toponomastica generale"

SALVO SESSA

[Leggi tutto...]