giovedì 15 gennaio 2009

L'astinenza da gas fa bene alle coscienze?



Prima pagina da incorniciare....
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mercoledì 14 gennaio 2009

Un South Stream per il Sud Italia


La crisi del gas rilancia prepotentemente il progetto del costruendo metanodotto RUSSIA-BULGARIA-GRECIA-PUGLIA: "Southstream"

Qualche giorno fa sembrava essersi aperta una via d'uscita alla crisi energetica tra Russia ed Ucraina grazie ad un accordo raggiunto in extremis, secondo il quale, sarebbero stati chiamati degli osservatori indipendenti appositamente inviati dalle principali società energetiche europee per monitorare il passaggio del gas nei metanodotti e nelle centrali di smistamento ucraine e russe.
Ebbene, questi osservatori hanno dichiarato che è l'Ucraina a bloccare il passaggio del Gas:

Reports by international monitors confirm Ukraine has blocked transit of Russian gas.The International Monitoring Commission observers in Kiev – Julius Skach (SPP a.s.), Sergey Bazaleyev (Gazprom export), Peter Zahorsky (Estrim), Alain Rossignol (Gaz de France Suez), Roberto Merlo (EU) – have signed a GMS Hourly Report (Form 1), which indicates no sign of Russian gas being pumped by the Ukrainian transit pipelines to Europe. Meanwhile, at the Sudja gas metering station (Kursk Oblast) the monitors have recorded a 70 atmospheres pressure at the entry point of the Ukrainian gas transmission systemA similar Hourly Report (Form 1A), which also confirms that no gas is being pumped westwards, has been signed by the International Monitoring Commission observers Johann Haumer (OMV) and Oleg Antonov (Gazprom export) at the Uzhgorod gas metering station[1].

In questi giorni invece i media dei paesi europei hanno puntato il dito contro Mosca, colpevole di aver chiuso colpevolmente i rubinetti del gas sul versante europeo.Adesso ignoreranno anche il report degli osservatori internazionali da loro stessi inviati?
Tra tutte, c'è un'accusa insolita, fatta da Emmanuel Barroso, presidente della commissione europea(che è il vero presidente dell'UE, peraltro non eletto..) il quale ha dichiarato che - se l'accordo fra Russia e Ucraina non verrà messo in pratica con urgenza la Commissione Ue dirà alle società Ue di procedere per vie legali e di fare un'azione concertata, Russia e Ucraina stanno mostrando di non essere in grado di fare fronte ai propri impegni e potrebbero non essere più considerate partner affidabili per quanto riguarda la fornitura energetica - [2]

Sappiamo da sempre che i nemici di questa Unione Europea filo-americana(di cui Barroso è il primo rappresentante) sono i russi e non gli ucraini, la cui establishment al potere è stata finanziata proprio dagli americani con la famosa rivoluzione arancione...
Ci è sembrato strano quindi che Barroso nel corso del 3° sciopero del gas in appena 4 anni(e si, lui è ancora li!) questa volta abbia dato la colpa anche agli ucraini oltre che ai russi...
Il motivo della duplice accusa, potrebbe risiedere in un accordo segreto[3] ventilato qualche mese fa tra Russia ed Ucraina, di cui Barroso è certamente a conoscenza, una sorta di pace ristabilita tra due ex paesi del blocco sovietico.D'altronde anche se l'Ucraina può dirsi uno stato autonomo, essa dipende sempre dalla Russia per ciò che riguarda l'approviggionamento energetico e per i lucrosi diritti di passaggio del gas, che rappresentano una fonte di reddito non indifferente per la poverissima economia ucraina.

L'accordo segreto potrebbe essere confermato dall'attuale lotta intestina - tra la premier ucraina Timoshenko e il suo ex alleato, il presidente Viktor Yushenko, che sta divampando a tutto campo. Anzi, a tutto cielo: ieri, infatti, i duellanti si sono sfidati a «colpi» d' aereo, con il presidente che ha sottratto alla sua primo ministro l' Ilyushin 62 che avrebbe dovuto portarla a Mosca, dove l' attendeva Vladimir Putin per firmare un importantissimo accordo sulle future forniture di gas russo all' Ucraina - [4]

Insomma l'attuale Ucraina potrebbe essere spezzata in due parti, una filo-occidentale ed una che è ritornata ad essere filo-russa.
Potrebbe essere dunque una messinscena, questa crisi del gas russo-ucraina, a scatenare le accuse di Barroso ai due paesi anzichè solamente a Mosca, come accadeva nel passato?
Ma se fosse davvero tutta una montatura, qual'è allora il vero motivo del blocco del gas ai paesi europei?
Andando indietro nel tempo ci siamo accorti che ogni qualvolta la Russia bloccava il gas, era perchè la sua zona di influenza, veniva messa in pericolo dalle mosse del blocco filo-americano.Esempio Ucraina e Georgia.
Ma se oggi l'Ucraina sta tornando un fedele alleato della Russia e Julia Timoshenko ambisce addirittura alla presidenza ed a spodestare l'attuale Yushenko, qual'è il timore che assilla la Russia?
E possibile che il blocco del gas sia un vero e proprio tentativo di condizionamento rivolto agli europei affinchè assumano una posizione comune contro la guerra in Palestina, scatenata da Israele, che rischia di destabilizzare l'area mediorientale (oltre che chiaramente ai massacri umpuniti) soprattutto adesso che la politica estera di Mosca sta ottendendo dei grossi risultati con l'Iran(centrali nucleari e metanodotti) e con la Siria[5], dove è in costruzione una base militare navale russa, nel porto di Tartus.Inoltre durante l'ultima guerra israele-libano, i soldati di hezbollah riuscirono a distruggere i carrarmati israeliani grazie ai bazooka a doppia carica cava di produzione russa[6].

[1] Ufficio Stampa Gazprom, 13 gennaio 2009

[2] Corriere, 14 gennaio 2009

[3] Il Sole 24 ore, 16 settembre 2008

[4] Corriere, 3 ottobre 2008

[5] Effedieffe, 30 luglio 2006

[6] Effedieffe, 13 agosto 2006


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martedì 13 gennaio 2009

La denuncia dell'arcivescovo di Messina, la città nelle mani della massoneria




(Fonte Tempo Stretto)


«La nostra è una città che vive sotto una cappa massonica che controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto».


Le parole fortissime dell’Arcivescovo Calogero La Piana, pronunciate in occasione di una lunga intervista pubblicata oggi dal quotidiano “Gazzetta del Sud”, hanno la potenza di un terremoto nelle coscienze di una città spesso “cullata” da un torpore che la rende, di fatto, immobile. «Guardate a fondo cosa c'è sotto lo strato che si vede in superficie, dietro la vetrina. Il controllo dell'economia, di opportunità di lavoro. Alla fine, questo rende la città sottomessa a logiche che non consentono a chi ha capacità di potersi realizzare, di esprimersi. O entri nel meccanismo o non avrai spazio: è un clima massonico, c'è chi lavora perché tutto appaia in un certo modo e che impedisce l'espressione della creatività dei messinesi. In città ci sono tra 32 e 38 logge massoniche».


Una denuncia chiara, quasi un grido d’allarme quello di La Piana, che trova sostegno nelle reazioni di personaggi politici e sindacali della città. A partire da Giuseppe Grioli, segretario cittadino del Pd (seppur “congelato” dal Collegio dei Garanti del suo partito), che in una nota fa i suoi auguri all’Arcivescovo per i suoi due anni di servizio in città ed esprime la sua vicinanza ai concetti da lui espressi. «L’alta autorità morale rappresentata dall’Arcivescovo di Messina – afferma - è per questa città punto di riferimento per i cattolici ma anche per i non credenti. Contro l’ipocrisia imperante, contro la cappa massonica che ammanta la nostra realtà sociale, contro l’assenza di senso civico ed orgoglio sociale, c’è ancora oggi, credo, la tenacia di donne e uomini che in silenzio ogni giorno fanno la loro parte per costruire un futuro per nostra terra. Donne e uomini che attraverso il volontariato, l’associazionismo, le parrocchie non hanno perso la speranza e operano proiettati esclusivamente verso il bene comune. Oggi i partiti non riescono più a formare le classi dirigenti, non riescono più a promuovere la sacralità delle istituzioni verso cui i rappresentanti dei cittadini devono sentire il più alto senso di responsabilità. Oggi c’è bisogno di un profondo rinnovamento della politica, che non si intende solo rinnovamento generazionale, ma soprattutto rinnovamento del modus operandi e dei valori cui essa si ispira. Noi abbiamo immaginato di puntare di più sulla formazione politica e questo sarà certamente uno stimolo in più a lavorare in questa direzione. La società messinese così come rilevato da sua eccellenza è apatica e rassegnata al sistema di potere che controlla l’economia e frena lo sviluppo e la crescita della comunità. La nostra città ha bisogno di trasparenza, di vivacità, ha bisogno di liberare le sue energie che ci sono e sono tante».


«Chi come me è nato e cresciuto in un villaggio della periferia sud di Messina – aggiunge - sa quanto è vero che la Parrocchia molto spesso risulta l’unico presidio sul territorio assumendosi oneri sociali che vanno oltre la sua funzione di guida morale della comunità. Mi riferisco agli oratori, all’assistenza alle famiglie povere attraverso la Caritas, alla preziosa opera rivolta ai giovani che vivono spesso territori ove le Istituzioni sono sostituite da gruppi criminali e Boss locali. La Gazzetta il 29 Dicembre ha pubblicato uno speciale dedicato alla rinascita di Messina a cento anni dal terremoto, rappresentando plasticamente i ritardi di Messina rispetto alla dirimpettaia Reggio Calabria. Ebbene oggi bisogna avere uno scatto di orgoglio. Credo che oltre alle opere previste nell’ordinanza che affidava i poteri speciali al Prefetto prima ed al sindaco oggi, quindi il primo lotto della strada del mare, il completamento degli svincoli di Giostra e Annunziata, l’ampliamento dell’ approdo di Tremestieri, ed alla necessaria riqualificazione della Zona Falcata, oggi ci sia bisogno di un opera simbolica che trasmetta un senso di riscatto alla nostra città. E se poi questa opera simbolica fosse ideata e progettata dal basso attraverso iniziative spontanee e popolari questo sarebbe veramente rivoluzionario».


«Noi che facciamo politica – conclude Grioli - e siamo rappresentanti nelle istituzioni dovremmo alzare lo sguardo dal piccolo quotidiano e cominciare a lavorare per il futuro. Auguro buon lavoro a Mons. La Piana e spero che tutte le forze politiche a partire da quella che ho l’onore di rappresentare possano cogliere il monito dell’Arcivescovo nella prospettiva della rinascita di Messina».


Sulla stessa scia il segretario provinciale Tonino Genovese, che così commenta l’intervento di La Piana: «Messina è una città controllata e non governata. La Cisl sostiene questa tesi da anni. Una città che muove il suo asse nel controllo dei bisogni dei cittadini, comprimendoli o risolvendoli a seconda degli interessi, delle appartenenze o delle vicinanze».


«Sfruttamento e degrado - continua Genovese - possono essere disgrazie o scelte di azione. Finalmente il Arcivescovo di questa città, con poche lucide riflessioni, ha dipinto un quadro d’insieme, ma ha, al tempo stesso, offerto una via d’uscita. Come recuperare, quindi, la depressione sociale, il diritto alla casa, alla salute, al lavoro, il sostegno alle famiglie? Come superare il sistema clientelare che permea ogni cosa anche la più piccola ed è diventato un modo di essere? Oltre che condividere le analisi dell’Arcivescovo, sta a noi dimostrare di saper percorrere la strada indicata. La conoscenza porta alla riorganizzazione e c’è un tempo per pensare, per progettare e uno per decidere. E c’è un tempo per assumersi le responsabilità. E’ come se si avesse paura di fare. Mi riferisco in particolare al fare per il bene comune, perché sul fare per interessi privati non si pensa, si opera, a discapito del bene comune e degli interessi della comunità».


«L’invito della Cisl – prosegue - è quindi quello di guardare al bene comune della città. Definiamo, con responsabilità condivisa, alcuni asset su cui immaginiamo lo sviluppo di questo territorio e concorriamo tutti a realizzarli. Intanto, però, ripartiamo dal basso, dalla formazione, morale, civile, e dai saperi, dalla rivendicazione dei nostri diritti ma anche e soprattutto dall’esercizio dei nostri doveri che sono sempre diritti altrui. Ripartiamo dal rispetto dell’altro, della cosa pubblica e dallavalorizzazione dei diritti civici. Affrontiamo insieme i percorsi virtuosi. Non è più il tempo delle divisioni e delle contrapposizioni, soprattutto se esse sono strumentali o utili per garantirsi visibilità e consenso. E’ il tempo di unire il sociale, la politica, l’economia e i saperi. Per questo l’appello dell’arcivescovo va raccolto. La sua autorità morale può aiutare questa comunità a ritrovarsi. Ci permettiamo l’ardire, anche intorno alla sua figura che rappresenta un punto di riferimento importante per i cittadini. La Cisl è pronta a raccogliere la sfida per un interesse supremoche è il futuro di una comunità. Il nostro futuro».


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Il '700 siciliano va in mostra a Palazzolo Acreide


(Jean Houel - Teatro greco di Taormina con lo sfondo dell'Etna)
Un nuovo museo inaugurato a dicembre a Palazzolo Acreide.
(di Corrado Arato)
Il Settecento illuminista celebra l'inizio del Gran Tour.
Con l'espressione si definisce il viaggio di istruzione e di formazione, ma anche di divertimento, di svago e di avventura, che le élites europee intraprendono attraverso l'Europa.
Protagonisti indiscussi del Grand Tour sono i giovani che hanno appena concluso gli studi. Con il viaggio, la loro educazione si completa e si perfeziona: le solide conoscenze apprese nelle università si fanno più elastiche, si arricchiscono dell'uso di mondo, si aprono alla moda, al gusto e alla competenza estetica, si completano con la conoscenza comparata degli uomini e delle nazioni. A viaggiare sono anche diplomatici, filosofi, collezionisti, amatori d'arte, romanzieri, poeti, artisti. Meta privilegiata è l’Italia culla della civiltà e dell’arte e fra le regioni d’Italia anche la nostra Sicilia, terra ricca di tale fascino che Goethe definisce indispensabile per capire l’Italia, solo in Sicilia c’è la chiave di tutto.

Il viaggio e i viaggiatori sono i temi conduttori di un nuovo museo inaugurato a dicembre a Palazzolo Acreide. L'esposizione si avvale di uno spazio museologico diviso in tre sezioni. Nella prima sono le incisioni originali delle opere di Jean-Claude Richard de Saint-Non e di Jean Houel riguardanti Siracusa, Ragusa e il territorio ibleo. La seconda riguarda le carte geografiche e il Viaggio; la terza i libri antichi di Sicilia e i testi odeporici. Accanto alle incisioni sono esposte foto che propongono lo stato attuale dei luoghi.
Il risultato raggiunto è di grande qualità e unico soprattutto perché in Sicilia non esistono strutture permanenti dedicate al viaggio. Il sistema espositivo è suggestivo e collegato ad un centro studi. I libri presenti nell'esposizione possono essere “sfogliati” nell'annessa biblioteca mediante consultazione informatica. Infatti il centro studi sarà luogo di confronto, scambio culturale per gli studiosi e i cultori dei temi odeporici.

Il museo non vuole essere una realtà legata alla città di Palazzolo ma intende allacciarsi al territorio del Val di Noto, infatti interagisce con i monumenti e gli aspetti paesaggistici e naturali della zona Iblea con lo scopo di dialogare con tutti i luoghi del Gran tour in Sicilia. Ferma è la convinzione che il nuovo contesto costituirà un fondamentale polo di attrazione turistica e culturale del nostro territorio. Infine il museo vuole essere un omaggio agli studiosi di Sicilia (come Tommaso Fazello presente con la rara dizione del De rebus Siculis decades duae) che con le loro opere e ricerche hanno contribuito a far conoscere e tutelare i beni culturali della nostra terra.
Il viaggio in Sicilia, nel settecento, per i viaggiatori fu spesso la ricerca ad una loro esigenza estetica, oggi il “silenzio” che si respira fra quei libri e quelle incisioni sia, per noi visitatori, esperienza che manifesti “il bisogno dell’anima di bellezza”.
Comune di Palazzolo Acreide - Settore Turismo tel. 0931 871260
Centro Studi “Jean Houel”. Ricerche ed immagini sul Viaggio in Sicilia
tel. 0931 812170 cell. 334 9195050
www.museoviaggiatori.it info@museoviaggiatori.

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lunedì 12 gennaio 2009

La Real Cantina di Partinico?Non è più borbonica


Quando il 25 febbraio del 2008 apprendemmo[1] che erano stati ultimati i lavori di ristrutturazione della Real Cantina Borbonica pensammo che finalmente era in corso un recupero della nostra identità ed una rivaltazione culturale dell'epoca borbonica in Sicilia.Ci sbagliavamo.

La cantina sarà destinata ad ospitare un non meglio specificato "Museo delle tradizioni storiche, culturali e agricole”.
Secondo il Comune di Partinico e come scritto sul verbale del concorso: "la Cantina sarà rivolta ad un pubblico giovane, accogliendo quei valori dinamicità, innovazione e freschezza utili a far distinguere la Real Cantina Borbonica di Partinico nell'affollato panorama dell'offerta culturale a scala regionale e nazionale".

Il risultato? Un museo di arte moderna con un insegna da Wine Bar, d'altronde i loghi arrivati nelle prime tre posizioni sono eloquenti.

Continuiamo a leggere nel bando - le applicazioni proposte indicano una direzione compositiva di notevole originalità, apertura e flessibilità - e poi ancora - l'uso delle iniziali della Real Cantina Borbonica in una chiave di elegante modernità si è rilevato estremamente efficace.

Insomma, un continuo ripetere di termini come "originalità", "modernità", parole accattivanti ma che hanno poco a che fare con la Tradizione...

Probabilmente al Comune di Partinico ed i componenti della Giuria, non si sono resi conto che la Cantina Borbonica non può essere una cosa moderna, ne può rivolgersi ad un pubblico "moderno", ma deve assolutamente essere una pietra miliare del passato della Sicilia, in questo caso dell'epoca borbonica, per farla conoscere, perchè ancora oggi quell'epoca non è apprezzata.
A cominciare dal simbolo della Cantina che è stato stravolto da questo concorso, probabilmente i Signori che hanno organizzato il bando, non sanno che la Real cantina Borbonica di Partinico, un "logo" ce l'ha già, e probabilmente una volta era posizionato all'ingresso dell'edificio, come tutte le residenze reali d'altronde.

Questo stemma è l'Aquila Siciliana con le armi borboniche sul petto, in uso in Sicilia fino al 1816.


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venerdì 9 gennaio 2009

Sgarbi saltafossi?



Nell'ultimo editoriale[1] in cui avevamo parlato del critico d'arte più pubblicizzato d'Italia, eravamo stati noi a criticare lui, e pesantemente.Rileggendo a distanza di settimane quell'articolo, avevamo descritto Sgarbi, come una persona poco adatta, dal punto di vista morale e culturale per dare direttive storiografiche alla Nazione.

Ma la vera questione su cui si concentrò tutto il nostro disappunto, fu quella intervista al Giornale, avvenuta subito dopo il viaggio di Vittorio Sgarbi in Libia, per visitare nientepocodimeno che il
colonnello Gheddafi...
In quell'occasione Sgarbi disse di aver proposto al Colonnello di "annettersi" la Sicilia, alla faccia delle dichiarazioni e dei litigi scoppiati sul caso della targa di Garibaldi, smantellata dal Sindaco di Capo D'Orlando Enzo Sindoni, l'estate scorsa.
In quell'occasione il Vittorione Nazionale, lanciò fulmini, saette ed anatemi, contro chi aveva osato intaccare la "dignità" dell'eroe dei due mondi....
Da li capimmo che quella di Sgarbi era tutta una messinscena, ma soprattutto che al neo-sindaco di Salemi piace più la popolarità che servire le istituzioni, ammesso che le "sue" istituzioni, coincidano con le nostre...

Ad un certo punto della storia, nei comportamenti di Sgarbi si nota un cambiamento radicale ed incredibile: dopo i grossi litigi con Raffaele Lombardo, per via della famosa targa garibaldina, ecco che Sgarbi diventa un fedele amico del Presidente della Regione Siciliana.
Difficile capire, almeno per il momento, a cosa sia dovuta questa fulminazione per la via di Damasco.Quel che è sicuro però è che da allora Sgarbi ha cambiato atteggiamento in maniera radicale, forse perchè in Sicilia si è reso conto di aver trovato un cavallo Lombardo, più quotato di quello Padano, al Palio Internazionale.

Ecco i fatti:
- Presentazione dell'ultimo libro[2] di Vittorio Sgarbi ''Clausura a Milano e non solo. Da suor Letizia a Salemi (e ritorno)''. Insieme al presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo.Questo evento si è svolto a Palermo, a Palazzo D'Orleans.

- Un patto[3] contro l'energia eolica che "non conviene" e deturpa il paesaggio. E' quello siglato
virtualmente, stamattina, dal sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, e dal presidente della Regione
Siciliana Raffaele Lombardo.

- Sgarbi contro i fratelli Borsellino[4]: ''La loro reazione - aveva affermato il sindaco di Salemi -
dimostra che Sciascia aveva ragione: sono dei professionisti dell'antimafia che, per esistere, fanno vivere la mafia anche dove non c'e''' - riferendosi ai fratelli borsellino che avevano duramente criticato la moglie del defunto Paolo per aver accettato la cittadinanza onoraria del comune di Salemi offerta da Vittorio Sgarbi.Ciò che ha detto Sgarbi è una cosa importantissima, appare chiaro come in Italia, ma soprattutto in Sicilia, una certa sinistra si sia auto-proclamata detentrice dell'antimafiosità, affibiandosi una patente che non le si addice per nulla. Persone come Rita Borsellino e Sonia Alfano, che hanno avuto successo grazie al nome che portano, si metterebbero da parte se la mafia scomparisse?Oppure continueranno ad alimentare la Creatura per dare un senso alla loro politica dettata più da interessi personali(in questo caso assolutamente giusti) ma che vengono comunque anteposti agli interessi generali della Sicilia. Sembra la storia di quei pompieri stagionali che incendiavano i boschi per mantenere la famiglia. Sicuramente la lite tra i parenti del defunto eroe magistrato Paolo Borsellino non fa fare a costoro una bella figura e di certo non aiuta ad indirizzarci verso un opinione diversa da quella che è stata sopra espressa.

- Ma il fatto che ci ha più colpito è stato senza dubbio la notizia secondo la quale il colonnello
libico Gheddafi si è dichiarato pronto a finanziare il ponte borbonico sulle Tremiti[5], un idea
dell'Ing. Michelangelo De Meo.Infattti proprio su quel ponte si erano innescate delle dure polemiche, sempre ad opera dello Sgarbi nazionale: "L’idea del ponte è neo-borbonica e attenterebbe all’integrità paesaggistica delle isole. I nuovi Borboni si mettano il cuore in pace, indietro non si torna"A seguito di quella replica l'Ing. De Meo dichiarò infatti che - non si aspettava tutto quel clamore attorno alla sua proposta - anche perchè la finalità del progetto era esclusivamente turistica.
Ricapitolando, prima Sgarbi si autoproclama depositario del mito del Risorgimento Italiano, poi va a confabulare con Gheddafi, senza avere "apparentemente" alcuna referenza politica per farlo(è "solamente" il sindaco di Salemi), il quale tra tutti i ponti distrutti d'Italia ne va a finanziare proprio uno del Sud, un'opera costruita da Ferdinando II di Borbone...


Speriamo di saperne di più, al più presto...

[1] Ns. Editoriale, 9 ottobre 2008
[2] Libero News, 21 novembre 2008
[3] ItalPress/Sicilia on Line, 9 dicembre 2008
[4] Agenzia ASCA, 30 dicembre 2008
[5] Gazzetta del Mezzogiorno
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Finalmente restaurata la Palazzina Cinese di Palermo, che diede i natali a Ferdinando II

Finalmente restituita ai palermitani e ai turisti, dopo 24 anni di chiusura, la Palazzina Cinese di Palermo, situata a margine del Parco della favorita, realizzata da Giuseppe Venanzio Marvuglia nel 1799 su commissione di Ferdinando IV di Borbone.

Marvuglia realizzò l’opera mantenendo lo stile orientale della struttura esistente acquistata dal monarca dall’avv. Lombardo.

Il corpo centrale ha un alto tetto a pagoda sorretto da un tamburo ottagonale. Il piano terra è ornato di porticati ad arco ogivali e nei due fianchi sono costruite torrette con scale elicoidali a giorno, opera di Giuseppe Patricolo e presenta curiosi elementi quali i campanelli della grata di ingresso, le travi in legno intagliato delle terrazze e gli smerli.
Una buona nuova e la dimostrazione che quando vuole l’istituzione “siciliana” è capace di operare bene.
”Restituiamo al mondo un gioiello che ha versato per anni in condizioni di degrado - ha affermato l’assessore Antinoro - e che finalmente oggi mostra al pubblico i suoi antichi splendori. L’evento storico di oggi è una delle tappe salienti del percorso di rinascita culturale che ho il sogno di realizzare, nel 2009, in Sicilia”.
L’assessore ha anche detto che la Palazzina Cinese è al centro di un confronto da tempo intercorso con il Comune di Palermo, “per delineare un rapporto di collaborazione legato alla fruizione del monumento”.
“Stiamo lavorando - ha detto - per realizzare percorsi culturali che idealmente si snodino in tutta la Sicilia. La Casina Cinese, ovviamente, sarà la protagonista di uno di questi. A tal fine, stiamo predisponendo un accordo con il Comune di Palermo, per poter far conoscere ed ammirare questa meraviglia nel miglior modo possibile”.
La Palazzina Cinese, detta anche Casina Cinese, nel Real Parco della Favorita di Palermo, è stata oggetto di un lungo e complesso lavoro di restauro; il primo programmato e completo progetto di restauro è degli anni Novanta, ad opera della Soprintendenza dei Beni Culturali ed Artistici di Palermo.

La complessità è dipesa sia dalle condizioni in cui versava il monumento, sia dalla delicatezza e dalla pregevolezza degli interni e degli arredi. Gli ultimi lavori di restauro s’inseriscono nell’ambito dei finanziamenti Por 2000/2006.

La Casina Cinese da oggi e fino a fine gennaio resterà aperta, gratuitamente, al pubblico. E’ possibile prenotare le visite al monumento ai numeri 346 6314359 dalle 14,30 alle 18 e 3936942222, dalle 16,30 alle 18,00. Sono previsti due percorsi: uno per gli adulti ed uno per i bambini, in particolare per le scolaresche.



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